SULLA REVISIONE DEL NUMERO DELLE VITTIME DI MAJDANEK

 

Di Jürgen Graf (2008)[1]

 

Alla fine del 2005, Tomasz Kranz, capo del dipartimento della ricerca al Museo di Majdanek, ha pubblicato un articolo sul n. XXIII della rivista Zeszyty Majdanka (Quaderni di Majdanek) su “Il numero dei morti e il tasso di mortalità tra i detenuti del campo di concentramento di Lublino”, nel quale ha fissato il numero di coloro che morirono nel campo di Lublino-Majdanek a circa 78.000 persone.[2] Questo equivale a una drastica revisione del numero delle vittime; per valutarne la portata, dobbiamo innanzitutto riesaminare il numero delle vittime attribuite in passato dagli storici polacchi al campo di Majdanek.

 

Le accuse della Commissione Polacco-Sovietica (Agosto 1944) e del Tribunale Speciale di Lublino (Dicembre 1944)

 

Il 23 Luglio del 1944, il campo di concentramento di Lublino (nome ufficiale del campo di Majdanek) venne liberato dall’Armata Rossa. Poco dopo, il 4 Agosto, venne istituita una “Commissione Straordinaria Polacco-Sovietica per indagare i crimini commessi dai tedeschi nel campo di sterminio di Majdanek a Lublino”. Il 23 Agosto la Commissione presentò il suo rapporto conclusivo, in cui veniva affermato che a Majdanek erano morte 1,5 milioni di persone. Del milione e mezzo di cadaveri, 1.380.000 sarebbero stati bruciati nei siti seguenti:

 

·         80.000 nel vecchio crematorio (che consisteva di due forni mobili alimentati a nafta, installati verso la metà del 1942; non sappiamo quanto a lungo vennero utilizzati);

·         600.000 nel nuovo crematorio (che entrò in funzione nel Gennaio del 1944, sei mesi prima della chiusura del campo, e che aveva cinque forni alimentati a coke);

·         300.000 nei boschi di Krepiecki, non lontani da Majdanek;

·         400.000 sulle pire vicino al nuovo crematorio.[3]

 

La commissione non disse dove vennero disposti i rimanenti 120.000 cadaveri. Molto probabilmente, venne presunto che erano stati sepolti.

 

Il rapporto della Commissione Polacco-Sovietica venne presentato al Processo di Norimberga del 1946 come prova da parte dell’accusa.[4] Quanto fosse davvero attendibile diventa ovvio se si considerano, tra le altre cose, i due punti seguenti:

1)      La capacità di cremazione giornaliera di ciascuno dei cinque forni del nuovo crematorio arrivava al massimo a 20 cadaveri[5]. Se supponiamo che questo crematorio sia stato sempre in attività durante i sei mesi della sua esistenza (180 giorni), e che i forni funzionassero ininterrottamente (supposizioni entrambe irrealistiche), allora possono essere stati ridotti in cenere al massimo 18.000 cadaveri (180 x 5 x 20 = 18.000). Le 600.000 cremazioni dichiarate dalla commissione per questo crematorio erano perciò trentatré volte superiori al limite massimo teorico!

2)      La commissione intraprese degli scavi all’interno del perimetro del campo, così come nei boschi di Krepiecki, durante i quali vennero trovati 467 cadaveri interi e 266 teschi umani. Inoltre, vennero trovati 4,5 metri cubi di ceneri e ossa umane, corrispondenti a un massimo di 3.000 cadaveri cremati all’aperto. Perciò, sulla base di 733 cadaveri sepolti (467 + 266 = 733), la commissione denunciò un totale di 120.000 cadaveri e, sulla base di 3.000 cadaveri, al massimo, cremati all’aperto, un totale complessivo di 700.000 cadaveri!

 

Quattro mesi dopo, nel Dicembre del 1944, un “Tribunale Speciale” che era stato costituito a Lublino, e che condannò a morte sei ex guardiani del campo, dichiarò un numero di vittime persino più alto di quello della commissione. Nelle sue motivazioni del verdetto leggiamo:

Nel solo [campo di] Majdanek furono assassinate 1.700.000 persone”.[6]

 

La prima revisione: Zdzisław Łukaszkiewicz (1948)

 

Il numero delle vittime menzionato dalla Commissione Polacco-Sovietica nell’Agosto del 1944, come pure dal Tribunale Speciale nel Dicembre del 1944, era così incredibile che, solo tre anni dopo la fine della guerra, i comunisti polacchi commissionarono uno studio il cui scopo era quello di “calcolare” il numero delle vittime del campo, invece di inventarlo. In un articolo intitolato: “Il campo di concentramento e di sterminio di Majdanek”, il giudice Zdzisław Łukaszkiewicz addusse la cifra di 360.000 vittime[7], cui giunse distorcendo grossolanamente il contenuto dei pochi documenti utilizzati nel suo studio, oltre ad accogliere senza riserve le dichiarazioni dei testimoni oculari. Secondo Łukaszkiewicz, delle presunte 360.000 vittime, il 60% era morto a causa del “campo della morte” (morti dovute alle malattie, alle fatiche e alla fame), mentre il 25% venne gasato e il 15% ucciso con altri mezzi.

 

Józef Marszałek conferma il numero delle 360.000 vittime (1981)

 

Józef Marszałek, che era stato per molti anni direttore del Museo di Majdanek, scrisse nel 1981 un libro sulla storia del campo, che apparve in traduzione inglese cinque anni dopo.[8] Marszałek approvò il numero fino ad allora intoccabile delle 360.000 vittime, ma scelse di puntellare la tesi del “campo di sterminio” per mezzo di una redistribuzione delle morti “naturali” e delle morti per “sterminio”, citando la cifra di 160.000 per le prime e di 200.000 per le seconde. Dall’esempio seguente possiamo vedere quanto fossero assolutamente disonesti i metodi di lavoro di questo storico polacco: Marszałek cita un rapporto, datato 30 Settembre 1943, di Oswald Pohl, Capo dell’Ufficio Centrale Economico-Amministrativo delle SS (WVHA), a Heinrich Himmler,[9] da cui si deduce che Majdanek, nel mese di agosto, aveva avuto il tasso di  mortalità più alto di tutti i campi di concentramento, ma lo storico polacco omette di riferire che lo stesso rapporto indica un totale di 53.309 detenuti morti per tutti i campi di concentramento (diciassette) durante il periodo da Gennaio a Giugno del 1943; questo perché, secondo i calcoli personali di Marszałek, durante quei sei mesi solo a Majdanek sarebbero morti 54.000 detenuti! A trucchi così rozzi è costretto a ricorrere uno storico, quando le sue conclusioni vengono imposte a priori, per ragioni ideologiche, dai poteri dominanti.

 

La revisione di Czesław Rajca: 235.000 vittime (1992)

 

Solo dopo il crollo del blocco comunista gli storici polacchi hanno osato mettere in discussione la cifra delle 360.000 vittime di Majdanek, una cifra che era considerata intoccabile dal 1948. Czesław Rajca, membro dello staff del Museo di Majdanek, pubblicò nel 1992 un articolo in cui fissò il numero dei morti del campo a 235.000 persone. Rajca scrisse:

 

Data la scarsità di materiale documentario direttamente concernente i crimini commessi a Majdanek, il solo modo ragionevole di calcolare il numero delle vittime è di sottrarre al numero totale dei detenuti deportati al campo quello dei detenuti trasferiti ad altri campi, rilasciati ed evasi”.[10]

 

Questo metodo sarebbe in effetti ineccepibile, se solo avessimo accesso a statistiche attendibili per ognuna di queste categorie. Ma come stanno le cose in realtà?

 

Secondo gli storici polacchi, 45.000 detenuti vennero trasferiti da Majdanek ad altri campi, 20.000 vennero liberati, alcune centinaia riuscirono a fuggire, e 1.500 vennero liberati il 23 Luglio del 1944 dall’Armata Rossa. Il numero dei detenuti trasferiti verificabile attraverso la documentazione dell’epoca è di poco superiore a 35.000,[11] ma poiché tale documentazione non è completa, la cifra reale potrebbe superare quella accertata di almeno 10.000. Il numero – straordinariamente alto – di 20.000 detenuti rilasciati non è mai stato corroborato da fonti documentarie nella letteratura polacca sull’argomento; tuttavia lo accettiamo perché, specialmente in questo caso, non c’è ragione per ritenere che sia stato esagerato intenzionalmente – in realtà, un tale numero mina sostanzialmente l’assunto che Majdanek fosse un “campo di sterminio”, poiché i detenuti rilasciati  avrebbero immediatamente diffuso le notizie dello sterminio in tutta la Polonia, e il presunto tentativo dei tedeschi di occultare i propri misfatti si sarebbe rivelato inutile.

 

D’altro lato, il numero stabilito da Rajca di 300.000 persone deportate a Majdanek – da cui sottrae i 45.000 detenuti trasferiti e i 20.000 rilasciati (i detenuti evasi e quelli liberati dall’Armata Rossa, ammontando a circa 2.000 persone, non vengono da lui presi in considerazione), per arrivare alla cifra di 235.000 vittime –  è privo di qualunque base storica. La fonte di Rajca consiste in un articolo del 1969 di Zofia Leszczyńska sui trasporti dei detenuti al campo di Majdanek.[12] Per raggiungere il numero di deportati più alto possibile, l’autrice dell’articolo ricorre al trucco favorito di tutti gli storici ortodossi dell’“Olocausto”: accordare alle testimonianze oculari lo stesso valore probatorio delle fonti documentarie. Basandosi su resoconti provenienti dal movimento della resistenza, che aveva tutto l’interesse a gonfiare il numero dei deportati come prova del terrorismo tedesco, la Leszczyńska esagerò enormemente il numero dei deportati, e tuttavia, nonostante i suoi sforzi, arrivò alla cifra di appena 246.000 deportati. Poiché non le era permesso di intaccare la cifra allora intoccabile delle 360.000 vittime, se morirono 360.000 detenuti, se 45.000 vennero trasferiti, se 20.000 vennero rilasciati, e se infine 1.500 vennero liberati dai sovietici, ne consegue che il numero totale dei deportati a Majdanek dev’essere stato di 426.500; la storica polacca supplì ai mancanti 179.600 deportati dichiarando semplicemente che le sue fonti statistiche erano incomplete, poiché molti trasporti, secondo quanto scrisse, non erano stati documentati! Ventitré anni dopo, C. Rajca aggiunse arbitrariamente 54.000 persone ai 246.000 deportati “calcolati” dalla Leszczyńska per ottenere la cifra di 300.000, da cui poi egli sottrasse i trasferiti e i rilasciati per arrivare alla sua cifra di 235.000 vittime.  

 

Il numero del revisionista Carlo Mattogno: 42.200 vittime (1998)

 

Nell’estate del 1997, condussi insieme allo studioso italiano Carlo Mattogno un viaggio di ricerca nell’Europa orientale, iniziando da Lublino. Basandoci sui documenti scoperti negli archivi del Museo di Majdanek e di Lublino, sulla letteratura polacca ufficiale su Majdanek, e su altre fonti, al nostro ritorno pubblicammo un libro intitolato: KL Majdanek. Eine historische und technische Studie (Il campo di concentramento di Majdanek. Studio storico-tecnico) nel 1998, e in inglese cinque anni dopo, il cui proposito ambizioso era di essere la prima opera mai scritta sul campo di Lublino condotta con criteri sceintifici.[13] Nel quarto capitolo del libro, Mattogno calcolò il numero delle vittime, un numero che, alla luce del carattere incompleto della documentazione, non poteva venire accertato in modo assolutamente esatto. Le cifre di Mattogno vengono riportate qui sotto, divise per anno:

 

1941 (Ottobre-Dicembre): circa 700

1942: 17.244

1943: 22.339

1944 (Gennaio-Luglio): circa 1.900

Totale: circa 42.200

 

Mattogno non cercò di determinare la percentuale di detenuti ebrei all’interno del numero totale dei morti; tuttavia, su tale questione, è importante rilevare quanto segue:

 

Majdanek fu aperto nell’Ottobre del 1941. Durante i primi tre mesi della sua esistenza, vennero inviati al campo innanzitutto detenuti di guerra sovietici, poi un gruppo di ebrei dalla città di Lublino. Secondo Mattogno non si sa quanti ebrei vi fossero tra le 700 persone morte nel 1941, in ogni caso può essere stato solo un piccolo numero, che fu incluso – come vedremo tra breve – nelle statistiche del 1942.

 

Durante il 1942, la grande maggioranza di nuovi arrivati consisteva di ebrei di varie nazionalità. In questo caso Mattogno può basarsi su un documento-chiave: il rapporto del 1943 dello statistico delle SS Richard Korherr, in cui vengono fornite le cifre degli ebrei deportati nei vari campi di concentramento, come pure quelle dei morti nei suddetti campi, fino alla fine del 1942. Secondo Korherr, fino a quel momento nel campo di Lublino erano stati deportati ebrei per un totale di 26.258 detenuti, di cui 23.409 erano uomini, e 2.849 erano donne; tra questi, 4.568 vennero rilasciati, 7.342 erano ancora nel campo alla fine di Dicembre, e i restanti 14.348 (14.217 uomini e 131 donne) erano morti (la ragione principale del tasso di mortalità estremamente alto di Majdanek era costituito dalle catastrofiche condizioni igieniche, che favorirono la diffusione delle malattie; personalmente non so dire perché il tasso di mortalità fosse molto più basso tra le donne che tra gli uomini). Per quanto riguarda Auschwitz, Korherr registrò, fino alla fine del 1942, 3.716 morti tra i detenuti ebrei maschili e 720 morti tra le detenute ebree. Korherr conclude le sue statistiche con la seguente nota:

 

Non sono stati inclusi gli ebrei che vennero alloggiati nei campi di concentramento di Auschwitz e di Lublino durante le procedure di evacuazione”.

 

Poiché Mattogno non ha avuto accesso alle informazioni sugli “ebrei alloggiati nei campi di concentramento di Auschwitz e di Lublino durante le procedure di evacuazione”, e sul relativo tasso di mortalità, naturalmente non ha potuto includerli nelle sue statistiche.

 

Nel 1943 il numero dei detenuti non ebrei aumentò considerevolmente, a causa dei trasporti in arrivo di numerosi polacchi sospettati di resistenza contro le forze di occupazione, tuttavia i registri del campo – purtroppo conservati solo in parte – confermano che gli ebrei, fino alla fine di Ottobre, costituivano la netta maggioranza tra i detenuti del campo; così il 16 Giugno, su un totale di 14.533 detenuti, 10.050 erano ebrei e il 22 Agosto, su un totale di 10.506 detenuti, 5.371 erano ebrei; nel campo femminile il 16 Giugno, su un totale di 7.821 detenute, 5.371 erano ebree e il 20 Agosto, su un totale di 5.690, 3.200 erano ebree. All’inizio di Novembre tutti gli ebrei scomparvero dal campo (secondo gli storici ortodossi perché vennero fucilati, secondo i revisionisti perché vennero trasferiti) ma già in Dicembre comparvero nei registri del campo nuovi detenuti ebrei. Comunque il loro numero rimase esiguo paragonato al numero totale dei detenuti; così, il 15 Marzo del 1944, dei 6.476 detenuti nel campo maschile solo 358 erano ebrei, e nel campo femminile, delle 2.690 prigioniere solo 476 erano ebree.

 

Alla luce di queste statistiche, e basandoci sul numero delle vittime calcolato da Mattogno, sembra plausibile l’ipotesi che erano ebrei circa il 60% dei 22.339 detenuti che morirono nel 1943 e non ebrei circa il 90% dei 1.900 detenuti che morirono nel 1944. Questo significa che nel 1943 morirono circa 13.404 ebrei, e nel 1944 ne morirono 190, portando il totale delle vittime ebree a Majdanek a 27.938  [14.348 (inclusi gli ebrei che morirono nel 1941 riferiti da Korherr) + 13.400 + 190 = 27.938]. Il numero delle vittime non ebree dovrebbe essere portato a 14.262 (42.000 - 27.938  = 14.062), che equivale a un terzo abbondante del numero totale delle vittime.

 

La revisione di Tomasz Kranz: 78.000 vittime (2005)

 

Nel suddetto articolo, Tomasz Kranz critica senza riserve i suoi predecessori, dicendo che il milione e mezzo di vittime dichiarato dalla Commissione Polacco-Sovietica era fondato su “considerazioni politiche e propagandistiche, e non su considerazioni storiche”; mentre per quanto riguarda il Tribunale Speciale di Lublino che aveva stabilito il numero di 1,7 milioni di vittime “anche in questo caso la precisione non ebbe alcun ruolo in tale calcolo”; Z. Łukaszkiewicz “assunse arbitrariamente per il periodo tra il Luglio del 1943 e l’Aprile del 1944 un tasso di mortalità del 12 per mille” e la sua cifra dei 360.000 morti “venne diffusa per molti anni in modo acritico”; l’articolo di C. Rajca del 1992  “è da prendersi con riserva”, poiché nei suoi calcoli “ha completamente ignorato i documenti del campo” (Kranz, pp. 35-36). Il libro KL Majdanek, scritto da Carlo Mattogno e da me è stato correttamente esaminato da Kranz nel modo seguente:

 

Parlando di studi statistici del campo di Majdanek, deve essere menzionato un libro della scuola revisionista, in cui, tra le altre cose, vengono attentamente discusse questioni come le deportazioni e il tasso di mortalità. Gli autori del libro contestano le gasazioni e le fucilazioni di massa dei detenuti, riconoscendo tuttavia un alto tasso di mortalità, a causa delle [cattive] condizioni di vita e delle epidemie di tifo. Basandosi sull’analisi dei registri mortuari del campo conservatisi, essi raggiungono la conclusione che a Majdanek morirono 42.200 detenuti” (p. 40).

 

Secondo Kranz, circa 78.000 persone persero la loro vita a Majdanek (circa 59.000 ebrei e circa 19.000 non ebrei). Il nuovo numero ufficiale delle vittime, da parte del Museo di Majdanek, è perciò superiore di 35.800 unità al numero proposto dai revisionisti ma, d’altro lato, è inferiore di 1.622.000 unità a quello del Tribunale Speciale di Lublino, di 1.422.000 unità a quello della Commissione Polacco-Sovietica, di 282.000 a quello di Łukaszkiewicz e Marszałek, e di 157.000 unità a quello di Rajca! La totale bancarotta della storiografia ufficiale riguardo al campo di concentramento di Lublino non potrebbe essere più devastante.

 

Va inoltre ricordato, in relazione a quanto appena detto, che il verdetto del Processo Majdanek di Düsseldorf (1975-1981) dichiarò che il numero totale dei morti era di “almeno 200.000”, di cui “almeno 60.000 erano ebrei”; la corte aveva ammesso di non aver fatto nessuna inchiesta propria, ma di essersi basata esclusivamente sulle dichiarazioni del noto “esperto di storia contemporanea” Wolfgang Scheffler. Mentre il numero dei morti ebrei menzionato dai giudici di Düsseldorf è quasi identico a quello fornito da Kranz, il numero dei morti non ebrei da essi addotto è superiore di 121.000 a quello calcolato da Kranz!

 

Kranz esamina il tasso di mortalità dei detenuti ebrei e non ebrei separatamente. Ecco le sue cifre, divise per anno:

 

Morti non ebrei

1941: nessun dato disponibile

1942: 2.001

1943/1944: 16.835

Totale: 18.836, arrotondato a 19.000

Morti ebrei

1941/1942: 24.733

1943/1944: 34.267[14]

Totale: 59.000

 

Esaminiamo ora su quali basi lo storico polacco ha fatto i suoi calcoli.

 

Il numero dei morti non ebrei secondo Tomasz Kranz

 

Per il 1942, Kranz calcola, sulla base dei documenti amministrativi del campo, un totale di 16.218 morti ebrei e non ebrei (p. 42), che è inferiore di 1.028 unità al totale calcolato da Mattogno. A questi 16.218 egli sottrae i 14.217 menzionati nel rapporto Korherr come corrispondenti agli ebrei morti nel campo di Lublino fino alla fine del 1942, arrivando alla conclusione che il numero dei morti non ebrei nell’anno 1942 ammontava a 2.001. Poiché il rapporto Korherr si riferisce in realtà ai 14.217 morti ebrei di sesso maschile, e menziona inoltre 131 morti di ebree, ne consegue che Kranz ha sottodimensionato il numero dei morti ebrei del 1942 di 131, e ha sovradimensionato il numero corrispondente dei morti non ebrei dello stesso anno di 131.

 

Alle pagine 42-45, Kranz esamina il tasso di mortalità tra i detenuti non ebrei negli anni 1943 e 1944. Secondo lui, tra il 1 Gennaio del 1943 e il 6 Aprile del 1944 morirono 8.911 non ebrei. Aggiungendo questi morti ai 2.001 (in realtà: 1.870) morti del 1942, il risultato è di 10.912 morti. A questi bisogna aggiungere, secondo Kranz, i seguenti ulteriori gruppi di vittime non ebree:

 

·         Circa 2.000 detenuti di guerra sovietici del periodo 1940-1941 cui non venne assegnato il numero di matricola;

·         1.055 invalidi di guerra sovietici che morirono tra il 1942 e il 1944;

·         Circa 500 polacchi non registrati che morirono all’inizio del 1942;

·         Circa 500 morti tra il 7 Aprile e il 23 Luglio del 1944;

·         369 deportati registrati separatamente dal distretto di Zamosc, di cui circa la metà morirono a Majdanek e il resto in vari ospedali dopo la liberazione del campo.

 

Presi assieme, questi numeri producono un totale di 15.336 morti non ebrei al campo di Majdanek, a cui Kranz aggiunge due ulteriori categorie di vittime: 500 persone che morirono durante l’evacuazione del campo (di cui forse il 10% deve essere stato composto da ebrei, un fatto che comunque Kranz non menziona) e i polacchi che vennero uccisi dai plotoni di esecuzione nella prigione del Castello di Lublino. Secondo il suo resoconto, per l’ultima categoria non figurano cifre attestate in modo attendibile dai documenti; egli cita varie stime, che sono basate a quanto pare su testimonianze oculari, e che variano dai 2.762 morti ai 12.000, e decide quindi per un “massimo di 3.000”. A parte che questa cifra non è documentata, emerge dal suo resoconto che solo una parte dei fucilati erano stati in precedenza internati a Majdanek, cosicché la parte rimanente di questi condannati può essere classificata come “vittime dell’occupazione tedesca”, e non come “vittime di Majdanek”. Kranz non fa menzione di esecuzioni di ebrei, anche se queste ultime devono certamente aver avuto luogo. Secondo Kranz, il numero totale delle vittime non ebree arriva a 18.836, arrotondato a 19.000.

 

Il numero delle vittime ebree secondo Tomasz Kranz

 

Riferendosi ad un articolo che scrisse nel 2003 sull’argomento: “Lo sterminio degli ebrei a Majdanek e il ruolo esercitato da quel campo nell’attuazione dell’Operazione Reinhardt”, Kranz valuta il numero totale degli ebrei che morirono a Majdanek a 59.000 unità. Di questi 59.000, secondo lui, 24.733 morirono nell’anno 1942; a sostegno di tale cifra egli cita un documento che venne pubblicato solo nel 2001 e di cui né io né Mattogno conoscevamo l’esistenza quando scrivemmo il nostro libro. Si tratta di un telegramma dello SS Sturmbannführer Höfle allo SS Obersturmbannführer Heim del 28 Aprile del 1943, da cui si apprende che fino al 31 Dicembre del 1942 era stato deportato un totale di 1.274.166 ebrei nei campi di concentramento di Lublino, Belzec, Sobibor e Treblinka, di cui 24.733 vennero inviati a Lublino. Il numero di 1.274.166 deportati quadra esattamente con il numero di ebrei che secondo il rapporto Korherr “erano stati incanalati attraverso i campi del Governatorato generale”  fino alla fine del 1942, e Lublino, Belzec, Sobibor e Treblinka  si trovavano in effetti nel Governatorato generale. Il telegramma di Höfle fu decifrato nel giro di pochi giorni già dagli inglesi; tuttavia, per ragioni a me sconosciute, è stato pubblicato solo nel 2001.[15]

 

Kranz distorce il contenuto di questo telegramma; ecco quanto scrive in proposito:

 

Da un telegramma di H. Höfle, il superiore[16] di Odilo Globocnik, risulta che nel corso dell’”Operazione Reinhardt” morirono 24.733 ebrei nel campo di concentramento di Majdanek, un fatto che, preso assieme ai dati forniti nel rapporto Korherr, ci permette di trarre la conclusione che tale numero comprende i detenuti registrati e anche quelli che non vennero inclusi nelle statistiche del campo” (p. 33).

 

In realtà, in quel telegramma viene menzionato un “aumento” del numero degli ebrei nei quattro campi suddetti, e non che morirono lì. Anche se Kranz non lo dice esplicitamente, il suo argomento porta inevitabilmente alla conclusione che gli ebrei che “non erano inclusi nelle statistiche del campo” vennero uccisi.

 

Prima di tutto permettetemi di chiarire il punto seguente. Domanda: i 26.258 ebrei che secondo il rapporto Korherr raggiunsero Majdanek entro la fine del 1942, e i 24.733 ebrei che secondo Höfle vennero deportati nel campo di concentramento di Lublino nello stesso periodo, sono gli stessi deportati? E la differenza di 1.525 unità tra le due cifre è semplicemente il risultato di un’inesattezza dei documenti, che può essere considerata comprensibile alla luce delle circostanze dell’epoca?

 

La risposta deve essere “no”, sia se si esamina la questione dal punto di vista degli storici ortodossi dell’”Olocausto”, sia dal punto di vista dei revisionisti. Lublino viene citata da Höfle insieme a Belzec, Sobibor e Treblinka, a evidenziare il fatto che gli ebrei deportati in questi quattro campi di concentramento appartenevano a una sola e medesima categoria, e che non c’è ragione di trattare a parte quelli destinati a Lublino, rispetto a quelli destinati a Belzec, Sobibor e Treblinka. Secondo la storiografia ufficiale tutti gli ebrei, negli ultimi tre campi suddetti, a prescindere dall’età, dalla condizione fisica e dall’abilità al lavoro, venivano uccisi nelle camere a gas immediatamente dopo il loro arrivo, senza essere registrati; solo un piccolo numero di “ebrei lavoratori” vennero risparmiati, per essere impiegati nei lavori di manutenzione delle operazioni in corso in tali campi. Secondo questa tesi, applicando la logica degli storici ortodossi dell’”Olocausto”, i 24.733 ebrei che secondo Höfle vennero deportati a Lublino, devono essere stati lì gasati senza essere registrati; la ragione per averli inviati a Lublino piuttosto che in uno degli altri tre campi di concentramento poteva essere dovuta al fatto che le camere a gas degli altri tre campi erano sovraccariche. In questo caso Majdanek avrebbe esercitato in realtà il ruolo di un “campo ausiliario temporaneo di sterminio” rispetto a Belzec, Sobibor e Treblinka, nello stesso modo in cui il campo di Stutthof, nell’estate del 1944, era diventato, secondo gli storici polacchi, un “campo ausiliario temporaneo di sterminio” rispetto ad Auschwitz.[17]

 

Secondo i revisionisti, Belzec, Sobibor e Treblinka erano campi di transito, attraverso i quali la maggioranza degli ebrei deportati veniva trasferita nei territori orientali occupati, mentre un numero più piccolo di ebrei veniva inviato nei campi di lavoro dei territori occupati.[18] Il fatto che “Lublino” (Majdanek) venga menzionato nella stessa frase assieme agli altri tre campi nel telegramma di Höfle, deve essere dovuto al fatto che, come sostengono i revisionisti, tale campo dovette esercitare, oltre agli altri suoi compiti, la funzione di campo di transito, come fu anche nel caso di Auschwitz. Di conseguenza, gli ebrei che “vennero alloggiati nel campo di concentramento di Lublino nel corso delle procedure di evacuazione”, i quali, secondo la spiegazione di Korherr, non vennero inclusi nelle sue statistiche, dovevano essere dei detenuti ebrei che rimasero per breve tempo a Majdanek senza essere registrati, e furono poi trasportati nelle regioni orientali o nei numerosi campi di lavoro del distretto di Lublino. In tal caso bisogna presumere che a Majdanek – e ad Auschwitz – c’era una sezione speciale del campo dove questi prigioneri venivano alloggiati temporaneamente. Questa questione avrebbe bisogno di ulteriori studi.

 

Sia secondo la versione ortodossa degli avvenimenti che secondo la versione revisionista, bisogna quindi concludere che i 24.733 ebrei menzionati nel telegramma di Höfle, e i 26.258 ebrei menzionati nel rapporto Korherr, sono gruppi diversi di detenuti, e che i primi sono in realtà gli stessi ebrei che “vennero alloggiati nel campo di concentramento di Lublino durante le procedure di evacuazione”, e che non vennero inclusi nelle sue statistiche.

 

Quando Kranz parte dal presupposto che i 14.348 ebrei che secondo Korherr morirono a Majdanek entro la fine del 1942, il cui decesso venne registrato, appartenevano ai 24.733 che secondo Höfle vennero deportati in quell’anno al campo di Lublino e che morirono tutti lì, allora il suo numero di morti non registrati – e cioè, secondo Kranz, coloro che erano stati uccisi – deve ammontare a 10.385 unità (24.733 - 14.348 = 10.385). In tal modo Kranz sostiene la tesi seguente:

 

Nel 1942 arrivarono a Majdanek ebrei per un totale di 36.643; di questi, 10.385 vennero uccisi senza essere registrati, 14.348 morirono di morte “naturale”, 4.568 vennero rilasciati, e 7.342 stavano ancora al campo alla fine di quell’anno. Noi sappiamo questo, egli afferma, in base a due documenti tedeschi, il telegramma Höfle e il rapporto Korherr, tenendo presente che solo le prime due categorie sono menzionate dal telegramma Höfle, mentre nel rapporto Korherr sono menzionate la seconda, la terza e la quarta categoria, ma non la prima.

 

Questa tesi appare irrimediabilmente illogica e forzata!

 

Poiché per il campo di Majdanek, nell’anno 1942, non è mai stato asserito altro metodo di sterminio che quello delle gasazioni, i 10.385 ebrei che, secondo Kranz, vennero uccisi senza essere registrati, devono essere stati gasati. Mattogno ed io abbiamo avanzato, nei capitoli 6 e 7 del nostro libro su Majdanek, una gran quantità di argomenti storici contro l’esistenza delle camere a gas omicide a Majdanek, e non ritengo sia necessario ripetere in questa sede quello che abbiamo scritto lì. Il fatto che Kranz, che cita il nostro libro, sintetizzandolo in modo corretto, e dimostrando perciò di averlo letto, non faccia parola dei nostri argomenti [contro l’esistenza delle dette camere a gas], conduce ad una sola conclusione, e cioè che i nostri argomenti sono inconfutabili. Possiamo perciò logicamente dedurre che queste 10.385 persone che egli, non in modo esplicito ma in modo implicito, ritiene che siano state gasate, non sono in realtà mai esistite.     

 

Per gli anni 1943/1944 Kranz menziona i 18.000 ebrei che vennero presuntamente fucilati il 3 Novembre del 1943 come facenti parte della cosiddetta “Operazione Festa del Raccolto”, ma non fornisce stime sul numero di detenuti ebrei che morirono di morte “naturale” in quel periodo, senza dubbio perché lo ha già fatto nel suddetto articolo del 2003. Se noi sottraiamo dal totale da lui fornito delle 59.000 vittime ebree le 24.733 vittime ebree stabilite da Kranz per gli anni 1941-1942, come pure i 18.000 presuntamente uccisi il 3 Novembre del 1943, arriviamo al numero di 16.267 per il periodo di tempo compreso tra il Gennaio del 1943 e il Luglio del 1944.

 

Riguardo all’”Operazione Festa del Raccolto”, può essere detto con assoluta certezza che questa fucilazione di massa appartiene al regno del mito. Mattogno ne ha fornito la prova nel capitolo 9 del nostro libro suddetto, e anche in questo caso non penso sia necessario ripetere qui quello che è stato detto lì, visto che Kranz anche questa volta non dedica neppure una parola agli argomenti di Mattogno, come nel caso delle camere a gas. Anche questi 18.000 presunti morti  non sono mai esistiti.

 

Un confronto tra le statistiche di Carlo Mattogno e quelle di Tomasz Kranz

 

Ricapitoliamo: secondo Tomasz Kranz, a Majdanek morirono circa 78.000 detenuti, di cui 59.000 erano ebrei e 19.000 erano non ebrei; secondo Carlo Mattogno, Majdanek reclamò circa 42.200 vittime. A parte gli anni 1941/1942, per i quali grazie al rapporto Korherr il numero dei morti ebrei è conosciuto con precisione, Mattogno non ha calcolato la proporzione tra morti ebrei e morti non ebrei nella sua cifra complessiva, tuttavia in base al numero dei detenuti registrati nel campo nel corso dei vari periodi può essere stimato che, se le sue statistiche sono esatte, devono essere morti a Majdanek circa 27.938 ebrei e circa 14,262 non ebrei.

 

Così, la differenza tra le due valutazioni statistiche ammonta a 35.800 unità, dove troviamo che Kranz, rispetto a Mattogno, cita 31.062 vittime ebree in più e 4.738 vittime non ebree in più.

 

Per quanto riguarda i morti non ebrei, la differenza [tra le due valutazioni] è dovuta soprattutto al fatto che Mattogno non ha preso in considerazione due delle categorie di vittime menzionate da Kranz, perché a suo giudizio non c’erano le basi documentarie per poterlo fare. Stiamo parlando dei 500 che morirono durante l’evacuazione – secondo Kranz – e dei 3.000 che vennero fucilati nel Castello di Lublino – sempre secondo Kranz. Mentre il numero delle vittime che morirono durante l’evacuazione nel suo insieme mi sembra credibile, quello delle vittime che furono fucilate mi sembra troppo alto, prima di tutto perché si fonda su testimonianze oculari e quindi c’è a priori il sospetto di un’esagerazione, e in secondo luogo perché solo una parte dei fucilati erano stati detenuti del campo di Majdanek, e quindi i restanti non possono essere considerati “vittime di Majdanek”. Da tutto questo emerge la conclusione che il numero dei morti non ebrei fu in effetti più alto dei 14.262 morti di Mattogno, ma più basso dei 19.000 morti di Kranz.

 

Quante furono allora le vittime ebree? Nel caso di Kranz, dobbiamo sottrarre al suo totale di 59.000 unità i 10.385 presunti gasati del 1942 e i 18.000 presunti fucilati del 3 Novembre del 1943, arrivando così alla cifra di 30.625, superiore solo di 2.687 al numero fornito da Mattogno: questa differenza appartiene nella sua interezza agli anni 1943/1944. Basandomi sulle prove a mia disposizione, non sono in una posizione tale da poter giudicare quale delle due cifre [quella di Kranz e quella di Mattogno] sia più vicina alla realtà, ma una cosa è certa: non c’è bisogno di presumere la gasazione degli esseri umani per spiegarne la differenza! Secondo la storiografia ufficiale, le presunte camere a gas omicide funzionarono a Majdanek dall’Agosto del 1942 all’Ottobre del 1943. Quando spieghiamo il fatto che Kranz conteggia 2.687 vittime ebree più di Mattogno per gli anni 1943/1944 con l’affermazione che questi ebrei vennero gasati, questo significa che dal Gennaio all’Ottobre del 1943 morirono in media circa 250 ebrei al mese nelle camere a gas – un numero davvero basso per un “campo di sterminio”. Poiché Kranz, come abbiamo visto, presume implicitamente che siano stati gasati 10.325 ebrei nel 1942, allora secondo lui il numero totale delle vittime delle camere a gas di Majdanek non può aver superato le 13.000 unità.

 

Secondo la storiografia ufficiale, a Treblinka vennero gasati 7.000 ebrei al giorno nei primi tre mesi di esistenza di quel campo, e a Belzec, durante i nove mesi e mezzo della sua esistenza, sarebbero stati uccisi nelle camere a gas 600.000 ebrei, vale a dire circa 2.000 al giorno. Di conseguenza, le presunte 13.000 vittime delle camere a gas di Majdanek avrebbero potuto essere gasate a Treblinka in due soli giorni e a Belzec nel giro di una settimana; alla luce di quanto appena detto non esiste la minima ragione per affermare l’esistenza di camere a gas omicide a Majdanek, e l’ipotesi del “campo ausiliario temporaneo di sterminio” crolla. Come spesso accade, anche qui le argomentazioni degli storici ufficiali dell’”Olocausto” vanno a finire nel regno dell’assurdo.

 

Infine, desideriamo far notare che gli “ebrei in transito” che non vennero registrati a Majdanek e che morirono prima di essere portati ancora più a est, nei territori occupati o nei campi di lavoro del distretto di Lublino, non sono stati presi in considerazione né da Mattogno né da Kranz – non da Mattogno perché non vi sono prove documentarie al riguardo, e non da Kranz perché secondo la sua argomentazione questi “ebrei in transito” non potevano esistere. Mentre questi ebrei – siamo convinti che essi ammontino a 24.733, la cifra del telegramma Höfle – furono certamente alloggiati a Majdanek solo per breve tempo, il numero di quelli tra loro che morirono lì può a stento aver superato le poche centinaia.

 

Alla luce di tutti questi fatti, appare valida l’ipotesi che il vero numero delle vittime di Majdanek potrebbe trovarsi tra la cifra delle 42.000 calcolata da Mattogno e quella delle 49.625 che rimane se alla cifra fornita da Kranz vengono sottratti i gasati e i fucilati inesistenti.

 

Conclusione

 

Nel 1998 scrissi, a conclusione del libro KL Majdanek. Eine historische und technische Studie (scritto da me e da Mattogno) che:

 

La riduzione del numero delle vittime di Majdanek, operata in Polonia all’inizio degli anni ’90, è stata giustificata dalla dichiarazione che le considerazioni non scientifiche che in passato avevano portato a gonfiare le cifre reali non erano più valide. Seè così, allora possiamo aspettarci che gli storici polacchi – che, a differenza dei loro colleghi occidentali, hanno almeno cercato di indagare quello che è successo a Majdanek – abbandoneranno la zavorra della storiografia stalinista, non solo a piccole dosi, ma totalmente […]. Una riconciliazione reale e duratura tra i popoli tedesco e polacco, come sperano gli autori di questo libro, che hanno legami di amicizia con entrambe le nazioni, può prevalere solo sulla base della verità integrale!

 

La “verità integrale” non è stata rivelata da Tomasz Kranz nel suo articolo, e l’autore non vi si è neanche provato; tuttavia, siamo disposti tranquillamente ad ammettere che egli abbia eliminato un’enorme quantità di zavorra, perché in ogni caso ha ridotto da 235.000 a 78.000 il numero delle vittime dichiarato dal suo predecessore C. Rajca, vale a dire di circa due terzi, e questo dopo soli 13 anni (1992-2005).

 

Permettetemi ora di ricordare il verdetto del processo Majdanek del 1981 a Düsseldorf. In quella sede venne proclamato che:

 

  • Erano morte a Majdanek almeno 200.000 persone.
  • Tra le vittime gli ebrei erano almeno 60.000.
  • Alcune delle vittime ebree erano state gasate.
  • Il 3 Novembre del 1943, nel quadro dell’”Operazione Festa del Raccolto”, vennero fucilati 18.000 ebrei.

 

Se confrontiamo le dichiarazioni suddette con le statistiche di Kranz, troviamo che queste ultime si differenziano dal detto verdetto solo riguardo alla prima affermazione: delle “almeno 140.000 vittime non ebree del campo” presunte dai giudici di Düsseldorf ne rimangono, secondo Kranz, solo 19.000, un numero che può considerarsi solo lievemente esagerato. Le altre conclusioni di Kranz sono in accordo con quelle del tribunale di Düsseldorf: vi furono 59.000 vittime ebree (la differenza di 1.000 unità è praticamente irrilevante); vi furono gasazioni di ebrei (il verdetto di Düsseldorf non forniva cifre sul numero degli ebrei gasati, in modo che ogni cifra arbitraria sotto le 60.000 unità può essere conciliata con quel verdetto); vi furono 18.000 fucilati il 3 Novembre del 1943.

 

Alla luce dei fatti suddetti, l’articolo di Tomasz Kranz dà quasi l’impressione di essere stato commissionato con lo scopo di eliminare tutta la zavorra non necessaria (vale a dire le inesistenti vitttime non ebree di Majdanek) avvalorando nello stesso tempo gli accertamenti del tribunale di Düsseldorf riguardo alle vittime ebree.

 

Per quanto possa apparire vergognoso ad una persona onesta, il fatto è che in tutto il dibattito su Majdanek (come anche nel caso di Auschwitz) quello che conta davvero sono i morti ebrei e, all’infuori della Polonia e della Russia, non importa a nessuno dei polacchi e dei russi che morirono nei campi di concentramento.

 

La triste commedia del processo di Majdanek, che venne portata avanti per oltre sei anni, e a cui vennero fatte assistere innumerevoli scolaresche, non fu rappresentata per illuminare la Germania e il mondo sulle sofferenze e le morti dei detenuti polacchi e russi nel campo di concentramento di Lublino, ma per mettere davanti agli occhi di tutti il terribile destino degli ebrei durante l’”Olocausto” – questo stupido termine divenne di moda proprio in quegli anni. Gli otto imputati che vennero condannati a Düsseldorf a pene variabili tra il carcere a vita e i tre anni di prigione, furono condannati, a detta di tutti, per la presunta partecipazione alle gasazioni degli ebrei e all’”Operazione Festa del Raccolto”; nessuno di loro venne accusato di crimini contro i polacchi o i russi. Questa tradizione continua, con Kranz che resta fedele, contro tutte le prove, alle gasazioni degli ebrei e alla fucilazione di massa del 3 Novembre del 1943, senza neppure dire una parola sugli argomenti contrari, che lui conosce benissimo.

 

Ecco allora un’altra obiezione che può essergli posta: i presunti 18.000 fucilati dell’”Operazione Festa del Raccolto” e i presunti 13.000 ebrei gasati ammontano assieme solo allo 0.5% dei famosi sei milioni di vittime dell’Olocausto”, e perciò non sono assolutamente necessari al racconto dell’”Olocausto”. Alla luce di tale fatto, perché i polacchi non fanno pulizia su Majdanek, e perché non si sforzano di dire “la verità integrale” liquidando le vittime ebree inesistenti come hanno fatto con i non ebrei?

 

La risposta è la seguente: se l’”Operazione Festa del Raccolto” e le gasazioni degli ebrei a Majdanek fossero dichiarate mitiche, allora bisognerebbe riconoscere che tutte le corrispondenti testimonianze oculari erano false e che il tribunale di Düsseldorf ha promulgato una sentenza disgustosamente iniqua. Ogni testa pensante dovrebbe chiedersi allora per quale motivo le testimonianze oculari su Auschwitz, Treblinka, ecc., dovrebbero essere considerate più credibili di quelle di Majdanek, e se i tribunali della Repubblica Federale di Germania non possano aver promulgato sentenze ugualmente rivoltanti in altri processi ai “criminali nazisti”.Questo tipo di domande potrebbero far deragliare l’intera narrazione dell’”Olocausto”. Questa è la ragione per la quale non è ammissibile liquidare le camere a gas di Majdanek e l’“Operazione Festa del Raccolto”.

 

Tomasz Kranz merita un riconoscimento e i nostri ringraziamenti per il fatto di aver compiuto uno sforzo onesto di stabilire la verità sulle vittime non ebree del campo di Lublino, di aver operato una drastica revisione del numero di tali vittime e – se non prendiamo in considerazione le persone fucilate al Castello di Lublino – per non essere ricorso a esagerazioni. Tuttavia non gli dobbiamo riconoscimenti né ringraziamenti per il suo tentativo di salvare il salvabile della narrazione dell’”Olocausto”, una narrazione putrida e marcia fino alle radici.

 

 

Postilla di Carlo Mattogno (novembre 2008)

Ferma restando la validità dell’analisi di J. Graf, la statistica di T. Kranz può essere esaminata anche da un altro punto di vista.

Lo storico polacco  scrive:

Il numero delle vittime ebraiche, sia di quelle immatricolate, sia di quelle deportate direttamente per lo sterminio e non incluse nei registri del campo, è stato stimato a circa 59.000 (di cui 24.733  nel 1942 e circa 18.000 il 3 novembre 1943[19].

Per quanto concerne il numero complessivo delle vittime di Majdanek,  si può rilevare che, se dalla cifra da lui addotta si tolgono i presunti sterminati, che non sono documentariamente attestati e vengono da noi contestati, restano (78.000 – 24.733 – 18.000 = circa 35.300 deceduti, cifra che è addirittura al di sotto di quella da noi documentariamente attestata: circa 42.200.

La cifra di 24.733 ebrei morti coincide con quella che appare nel telegramma dell’ SS- Sturmbannführer Höfle menzionato sopra, perciò T. Kranz inserisce questi ebrei nella categoria dei deportati direttamente per lo sterminio e li considera conseguentemente non immatricolati e sterminati completamente. Questo però è un errore anche dal punto di vista olocaustico. Come ha rilevato J. Graf, nel suo rapporto Korherr, in relazione alla categoria “Gli ebrei nei campi di concentramento”,  precisò:

Non sono inclusi gli ebrei alloggiati (untergebrachten) nei campi di concentramento di Auschwitz e Lublino nel quadro dell’azione di evacuazione (Evakuierungsaktion)[20].

Già questa espressione rimanda ad ebrei che erano detenuti – vivi – in questi due campi. L’analisi dei dati forniti dallo statistico delle SS conferma questo fatto. Per il campo di Auschwitz, infatti, egli registra, complessivamente, 5.849 ebrei ed ebree internati, 1 rilasciato e 4.436 deceduti[21]. Tuttavia soltanto nel 1942, “nel quadro dell’azione di evacuazione” ad Auschwitz furono immatricolati circa 58.300 ebrei ed ebree[22], il che significa che da questi trasporti (oltre 140) furono regolarmente immatricolati dei detenuti.  Ne consegue che i 24.733 ebrei deportati a Majdanek “nel quadro dell’azione di evacuazione” non possono essere considerati tutti sterminati direttamente all’arrivo, perché ciò non risulta vero neppure per Auschwitz. Se si assume, come per questo campo, una percentuale di immatricolati di circa il 32%, il totale dei detenuti da dichiarare morti dal punto di vista olocaustico sarebbe di circa 16.800.

Le 18.000 presunte vittime dell’“Operazione Festa del Raccolto” in data 3 novembre 1943, come ha rilevato J. Graf, non sono attestate da documenti, ma si basano soltanto su testimonianze. L’ultimo dato sicuro sulla forza del campo di Majdanek  prima del 3 novembre 1943 risale al 22 agosto 1943, quando il campo contava circa 10.516 detenuti e 5.690 detenute, tra cui 5.905 ebrei e 3.200 ebree, complessivamente 9.105 ebrei ed ebree[23]. Secondo Z. Leszczyńska, nel settembre-novembre 1943 furono deportati al campo altri 7.000 ebrei, tra cui 5.000 dai campi di lavoro di Lublino il 3 novembre[24], ma nel suo dettagliato elenco dei trasporti di detenuti a Majdanek, dei 2.000 ebrei restanti sono documentariamente attestati solo 111[25]. Inoltre, come afferma J. Marszałek, 311 ebree e 300 ebrei furono lasciati vivi[26], perciò il numero dei presunti fucilati il 3 novembre 1943 non potrebbe comunque essere superiore a (9.105 + 5.000 + 111 – 311 – 300 =) circa 13.600.

In una revisione successiva del suo articolo, Z. Leszczyńska scrisse che gli ebrei deportati a Majdanek dai campi di lavoro di Lublino il 3 novembre furono 10.000 e condivisero la sorte degli altri 8.278 detenuti[27], ristabilendo in tal modo la mitica cifra di circa 18.000 fucilati. Ciò significa che anche la cifra precedente di 5.000 deportati non ha ancun fondamento documentario, sicché i presunti fucilati sarebbero al massimo (9.105 + 111 =) 9.216, cifra cui bisogna sottrarre quella dei decessi sopravvenuti nei mesi di settembre e ottobre. Se si considera che in agosto la mortalità totale di Majdanek fu di 1.054 detenuti[28] e in ottobre di 750[29], sicché per settembre si può assumere una media di circa 900 decessi, e che gli ebrei costituivano circa il 56% del totale dei detenuti, per i mesi di settembre e ottobre 1943 la mortalità ebraica fu ragionevolmente di circa ([900 + 750] x 0,56 =)  920.

In conclusione, nella prospettiva olocaustica, le vittime della presunta fucilazione del 3 novembre 1944 dovrebbero essere circa (9.216 –920 =)  8.300, quelle dei  presunti stermini nel quadro della Evakuierungsaktion circa 18.000, quelle totali circa (8.300 + 18.000 + 35.300 =)  61.600,  non 78.000 come asserito da T. Kranz.


 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo in inglese è disponibile all’indirizzo: http://www.codoh.com/gcgv/gcmajdan.html

[2] Tomasz Kranz, “Ewidencja zgonóv i śmiertelność więźniów KL Lublin”, in: Zeszyty Majdanka n. XXIII (2005), pp. 7-53.

Edizione tedesca riveduta e ampliata: “Zur Erfassung der Häftlingssterblichkeit im Konzentrationslager Lublin”. Państwowe Muzeum na Majdanku, Lublino, 2007.

[3] Communique of the Polish Soviet Extraordinary Commission for investigating the crimes committed by the Germans in the Majdanek extermination camp in Lublin, Foreign Publishing House, Mosca, 1944.

[4] Trial of the Major War Criminals before the International Military Tribunal, Norimberga, 1945-1946, vol. VII, p. 590.

[5] Vedi il capitolo V, § 5, dell’opera citata nella nota 13.

[6] Sentencja wyroku. Specialny sąd  karni w Lublinie. Archiwum Państwowego Muzeum na Majdanku, sygn. XX-1, p. 100.

[7] Zdzislaw Lukaszkiewicz, “Obóz koncentracyjny i zagłady Majdanek”, in: Biuletyn Głównej Komisji Badania Zbrodni Niemieckich w Polsce, vol. 4 (1948), pp. 63-105.

[8] Józef Marszalek, Majdanek. Obóz koncentracyjny w Lublinie, Lublino, 1981. Traduzione inglese: Majdanek. The Concentration Camp in Lublin, Interpress, Varsavia, 1986.

[9] PS-1469.

[10] Czeslaw Rajca, “Problem liczby ofiar w obozie na Majdanku” (Il problema numerico delle vittime nel campo di Majdanek), in: Zeszyty Majdanka n. XIV, 1992, p. 129.

[11] Tadeusz Mencel (a cura di), Majdanek 1941-1944, Wydawnictwo Lubelskie, Lublino, 1991, p. 455.

[12] Zofia Leszczyńska, “Transporty więzniów do obozu na Majdanku”(Trasporti di detenuti al campo di Majdanek), in: Zeszyty Majdanka n. IV, 1969, pp. 174-232.

[13] Jürgen Graf & Carlo Mattogno, KL Majdanek. Eine historische und technische Studie, Castle Hill Publisher, Hastings, 1998. Traduzione inglese: Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, Theses & Dissertation Press, Chicago, 2003.

[14] Questa cifra non viene menzionata esplicitamente da Kranz; noi l’abbiamo ottenuta sottraendo al totale delle 59.000 vittime ebree il numero delle vittime ebree stabilito da Kranz per il periodo 1941/1942.

[15] Peter Witte & Stephen Tyas, “A New Document on the Deportation and Murder of the Jews during “Einsatz Reinhardt” 1942”, in: Holocaust and Genocide Studies, n. 3, Inverno 2001, p. 469.

[16] In realtà Höfle era un subordinato di Globocnik, che aveva il grado di SS-Gruppenführer dal 9 novembre 1942 [N.d.T.].

[17] Riguardo a questo, vedi: Jürgen Graf & Carlo Mattogno, Concentration Camp Stutthof and its Function in National Socialist Jewish Policy, Theses & Dissertation Press, Chicago, 2003.

[18] Vedi: Carlo Mattogno & Jürgen Graf, Treblinka. Extermination Camp or Transit Camp?, Theses & Dissertation Press, Chicago, 2004; vedi anche: Carlo Mattogno, Bełżec nella propaganda, nelle testimonianze, nelle indagini archeologiche e nella storia. Effepi, Genova, 2006.

[19] T. Kranz, “Zur Erfassung der Häftlingssterblichkeit im Konzentrationslager Lublin”, op. cit., p. 61.

[20] NO-5194, p. 11.

[21] Idem, p. 12.

[22] Dati secondo il Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945. Rowohlt Verlag, Reinbek bei Hamburg, 1989, curato da Danuta Czech.

[23] T. Kranz, “Zur Erfassung der Häftlingssterblichkeit im Konzentrationslager Lublin”, op. cit., pp. 17-18.

[24] Z.Leszczyńska, “Transporty więzniów do obozu na Majdanku”, art. cit., p. 202.

[25] Idem, pp. 227-228.

[26] J. Marszałek, Majdanek. The Concentration Camp in Lublin, op. cit., p. 133.

[27] Z.Leszczyńska,, “Transporty i stany liczbowe obozu” (Trasporti e forza numerica del campo), in: T. Mencel (a cura di), Majdanek 1941-1944, op. cit., p. 114

[28] PS-1469, p. 4.

[29] J. Graf, C. Mattogno, Concentration Camp Majdanek. A Historical and Technical Study, op. cit.,  p. 78.