LA GERMANIA UNA SITUAZIONE DA INCUBO

 

Sulla repressione dei diritti civili nella mia terra natale

 

Di Germar Rudolf (2003)[1]

 

Quella che segue è la versione riveduta di una conferenza che ho tenuto al 13° Convegno Revisionista Internazionale dell’Institute for Historical Review, svoltosi il 29 Maggio del 2000 a Irvine, in California. Il mio resoconto è basato in parte sulle mie esperienze personali e in parte su osservazioni generali sulla crisi crescente dei diritti umani nella Germania parzialmente riunificata. Poiché non sono un esperto in giurisprudenza, non aspettatevi per cortesia che io tratti nei dettagli ogni punto affrontato. Questo dovrebbe essere il compito di un giurista molto coraggioso o di un esperto di scienze politiche.

 

Poiché è vietato esporre con sincerità la situazione dei diritti umani in Germania, attualmente non c’è nessun esperto tedesco disponibile a preparare un tale rapporto. Gli esperti di altre nazioni che sarebbero in grado di condurre una tale indagine, o sono indifferenti alla situazione tedesca o sono restii a danneggiare l’immagine internazionale della Germania, che è già catastroficamente negativa. Dopo molte esitazioni ho deciso di rendere pubblico questo resoconto delle mie esperienze sperando che questo possa dare inizio a un’indagine sulla repressione dei diritti umani in Germania.

 

Non bisogna rimproverare il popolo tedesco!

 

Prima di iniziare, desidero che una cosa sia perfettamente chiara. A prescindere da quanto possano essere negative alcune parti del mio resoconto, sarebbe un tremendo equivoco se si pensasse che sto criticando il popolo tedesco. Dall’inizio del secolo scorso, i tedeschi sono stati vittime costanti di complotti politici internazionali. Questi complotti sono ancora in corso. Le sole persone colpite in Germania dalla repressione sono i tedeschi, a cui non viene data la possibilità di difendersi.

 

Non è una novità che la Germania ha perso la seconda guerra mondiale. Parimenti, non è una novità che la sconfitta totale della Germania sia stata una tale catastrofe da non essere vissuta, nei tempi moderni, da nessun’altra nazione sconfitta. Tuttavia, le conseguenze dirette della sconfitta della Germania non costituiscono il mio argomento odierno. Io vorrei trattare le conseguenze indirette della nostra sconfitta. A partire da quella sconfitta, la Germania è stata sottoposta ad estorsioni come nessun’altra nazione. Le estorsioni continuano.

 

In corrispondenza della sconfitta senza precedenti della Germania, e della sua predisposizione a essere sottoposta ad estorsioni, vi sono oggi delle lobby internazionali che godono di poteri senza precedenti. Sono queste lobby che sfruttano la nostra debolezza, che consiste in una peculiare impossibilità, da parte della Germania, di difendersi. Se la Germania non fa quello che le lobby vogliono, queste ci minacciano direttamente e indirettamente, con il boicottaggio politico ed economico. E se queste lobby possono ricattare impunemente l’Austria a causa del Presidente dei Liberaldemocratici austriaci, Jörg Haider, o la Svizzera a causa dell’”oro rubato”, quanto è più facile per loro spennare la Germania, che ha la reputazione più nera di tutte le nazioni (o la più infangata, come è in effetti)! A torto o a ragione, la Germania rimane la pecora nera tra le nazioni.

 

La classe dirigente tedesca sa tutto questo molto bene. In realtà, accetta tutto ciò. Con crescente spietatezza, bastona tutti coloro che si ribellano ai ricatti. Il mezzo con cui questa classe dirigente colpisce la Germania fino a metterla in ginocchio si chiama “Olocausto”. Essa reprime ogni espressione di revisionismo, di nazionalismo e di patriottismo. Parlerò di questo più avanti.

 

Il governo tedesco è orgoglioso della sua persecuzione dei dissidenti. Mostra le prove della soppressione dei diritti umani orgogliosamente, come i soldati portano le medaglie sul petto. Ogni processo portato a termine con successo viene elencato nel rapporto ufficiale dell’ orwelliano “Tribunale Federale per la Protezione della Costituzione”. I procedimenti penali vengono persino pubblicati su Internet, in inglese, se lo desiderate. La Germania è costretta ad agire così per poter essere, nonostante il proprio pelame nero, associata alle pecore bianche “buone”.

 

L’esempio dell’Austria mostra quello che succede se qualcuno sospettato di tendenze revisioniste viene eletto ad incarichi governativi. Immaginate solo cosa succederebbe se uno Jörg Haider diventasse Cancelliere del “Nuovo Reich Tedesco”, per usare la terminologia provocatoria che le lobby userebbero contro la Germania! Provate a immaginare cosa succederebbe se uno statista tedesco dovesse proclamare la fine dei risarcimenti o l’uso dei fondi pubblici a sostegno della ricerca revisionista! Come Lech Walesa ha detto dieci anni fa: il mondo ora ha i mezzi per fare in modo una volta per tutte che la Germania non rialzi più la testa.

 

Si è capito benissimo che il revisionismo storico è il battistrada del revisionismo politico, perché è già accaduto in passato. La Germania dimostrò già, a sé stessa e al mondo, di non avere la responsabilità esclusiva della prima guerra mondiale, e il revisionismo politico degli anni ’30 ne è stata la logica conseguenza. Cos’è stata la seconda guerra mondiale, come continuazione della prima, se non la reazione degli Alleati al revisionismo politico? Nel 1939 la Germania non aveva ancora attuato nessun cosiddetto “Olocausto”. Tutto quello che aveva fatto era stato di partecipare alla prima guerra mondiale venticinque anni prima. Questo fu sufficiente a spingere il mondo intero a infliggere alla Germania un Olocausto vero.

 

Quanto più facile sarebbe oggi, per i media e per i potenti del mondo, dare inizio a una nuova guerra con la Germania, visto che l’immagine popolare della Germania [nazista] è oggi peggiore di quanto non fosse durante gli anni ’30! Sulla Germania cadrebbero bombe atomiche, ecco cosa accadrebbe.

 

Considerato tutto ciò, ha oggi la Germania delle possibilità di scelta? No, nessuna, e perciò lo devo ribadire: anche se vorrei che vi fossero più politici tedeschi provvisti di spina dorsale, capisco anche che tali individui non potrebbero rimanere a lungo al potere. A Parigi, a Londra, a Washington e a Tel Aviv, l’elite globale avrebbe la capacità di imporre, con mezzi pacifici o di altra natura, che il governo di tali politici non durasse a lungo.

 

Così qualunque cosa dica sull’argomento dei diritti umani, essa non è rivolta al popolo tedesco, ma piuttosto alle nazioni vittoriose della seconda guerra mondiale, e alle lobby che oggi le controllano. Esse tengono la Germania in ginocchio “cum virga ferrea”, in un eterno stato di pentimento. “Olocausto” è il nome dell’arma con cui tengono la Germania in scacco permanente. I Monumenti dell’”Olocausto” e i Musei dell’”Olocausto” sono gli altari di fronte ai quali la Germania deve eternamente mortificarsi.

 

Le mie esperienze come perito

 

La mia iniziazione nello stato delle vicende processuali tedesche cominciò, giustamente, nelle aule di tribunale, quando venni citato in giudizio come perito. La mia storia inizia qui, perché diventai presto una spina nel fianco dei giudici e dei procuratori.

 

Il Paragrafo 3, comma 2, dell’Articolo 244 del codice di procedura penale tedesco permette ai giudici di respingere delle prove o delle testimonianze, se il punto da provare è ritenuto un “fatto notorio”. Lo scopo dell’Articolo 244 è di creare degli ostacoli a un’eventuale tattica della difesa di prolungare il processo, o di renderlo più costoso per lo stato. La magistratura tedesca attuale interpreta questi paragrafi nel senso che le prove o le testimonianze con cui la difesa cerca di contestare il cosiddetto “Olocausto” possono essere sbrigativamente respinte, perché l’”Olocausto” è un fatto provato e perciò “notorio”.

 

Tuttavia, l’Articolo 244 stabilisce anche che le prove che vengono presentate in tribunale possono essere respinte solo se sono totalmente improprie. Riguardo alle testimonianze dei periti, queste possono essere ritenute “totalmente improprie” se tali periti non hanno competenza sull’argomento per il quale vogliono testimoniare, o se al momento della testimonianza non riescono a rispondere alle domande (per esempio a causa di ubriachezza o di incapacità mentale). Inoltre, secondo la legge, i criteri che valgono per i “fatti notori” possono essere sospesi nel caso vengano presentate nuove prove che superino le prove presentate in precedenza.[2]

 

In tutti gli anni successivi alla seconda guerra mondiale non è stata mai presentata in un tribunale tedesco nessuna perizia scientifica o tecnica che abbia autenticato l’”Olocausto”. Non solo una tale perizia includerebbe nuove prove, ma supererebbe tutte le altre prove presentate in precedenza.

 

Ma cosa accadrebbe se i tribunali tedeschi e i procuratori dovessero rimanere inattivi e, nonostante le richieste della difesa, non presentassero tali perizie? In questi casi, il diritto penale tedesco dà alla difesa la possibilità di presentare il proprio materiale probatorio, e cioè la possibilità di effettuare perizie proprie e di presentarle come prova. Nell’estate del 1991, ricevetti un incarico del genere dall’avvocato difensore Hajo Herrmann, di Düsseldrof. Completai le ricerche per la mia perizia all’inizio del 1992 e venni allora chiamato a testimoniare come perito da vari avvocati in diversi processi per revisionismo.[3]

 

I giudici di questi processi furono colti dal panico quando ebbero a che fare con me in qualità di perito, perché non potevano ricorrere ad argomenti giuridici per respingere la mia testimonianza. La mia perizia costituiva in realtà un nuovo tipo di materiale probatorio; ero personalmente presente in tribunale; e formalmente la mia testimonianza superava qualitativamente tutte le prove presentate in precedenza. Era affascinante osservare come i giudici piegassero e infrangessero la legge pur di impedirmi di parlare. Uno dei giudici interruppe il processo per consultarsi con dei funzionari governativi di Bonn.[4] Questo per dire dell’indipendenza politica dei giudici tedeschi. Dopodichè respinse sbrigativamente la mia testimonianza perché l’”Olocausto” è un “fatto notorio”. Un altro giudice proclamò che il tirocinio per un chimico tedesco diplomato – il grado accademico che possiedo – era così difficile da superare che corrispondeva in realtà al titolo di dottore in un’altra professione; ma, poiché non avevo il titolo di dottore in chimica, la mia perizia era “materiale probatorio totalmente improprio”.[5] Un altro giudice arrivò fino a minacciarmi, dicendo che se sostenevo la posizione dell’accusato avrei commesso un reato. Questo per dire della protezione dei testimoni nei tribunali tedeschi! I periti hanno il compito di testimoniare in modo veridico e al meglio delle loro conoscenze e della loro coscienza, ma guai al testimone che dice qualcosa che non piace al giudice![6] In tutti i casi la legge veniva violata in modo lampante dai giudici, che mi liquidavano con la formula magica dell’Olocausto come “fatto notorio”. Agivano in tal modo anche se il punto su cui avrebbero dovuto decidere era se la mia perizia costituiva, oppure no, materiale probatorio che superava in qualità altro materiale probatorio. Ovviamente questa questione non può essere risolta riferendosi all’Olocausto come “fatto notorio”.[7] Così accadde che non mi fu permesso di testimoniare nemmeno una volta davanti alla corte.

 

Oggi, inoltre, i procuratori e i giudici, assieme agli avvocati difensori, ammettono apertamente che i processi per “negazione di Auschwitz” sono processi politici il cui esito è predeterminato dall’alto. Così è accaduto che un procuratore del tribunale di Bielefeld si sia lasciato sfuggire il seguente lapsus in una conversazione con l’avvocato H. Herrmann durante una pausa processuale:

 

“Avvocato, è ovvio che lei si è preparato molto bene per questo caso, e ovviamente non posso competere con la sua perizia. In questo processo sto semplicemente sostituendo il mio collega che gestisce normalmente processi politici”.[8]

 

Questo non fu affatto un caso eccezionale. Con l’avvocato Klaus Göbel, di Monaco, che difese spesso imputati revisionisti durante i primi anni ’90, un giudice si espresse con sincerità nel modo seguente:

 

“Certo lei non crederà che il suo perito verrà ammesso! Certo lei sa che questa corte ha una missione politica. La nostra missione richiede che quelli che esprimono dubbi sulle camere a gas debbano essere processati e condannati, senza eccezioni. A lei non verrà mai permesso di presentare le sue prove”.

 

L’avvocato Göbel condivise con me quest’esperienza il 22 Luglio del 1992, durante la fase di “scoperta” del materiale probatorio del processo per il quale ero stato citato a comparire come perito. Egli [il giudice] si comportò così per mettere in chiaro che la nostra tattica di “prove ponderate, innovative e aggiornate” non doveva prevalere. I tribunali tedeschi hanno il compito di sopprimere tutte le prove a discolpa, nei processi sull’”Olocausto”, e di respingere le perizie senza ascoltarle.

 

Le mie esperienze come imputato

 

Verso la fine del 1992 ricevetti una lettera, da un “Dipartimento di Protezione dello Stato” del Tribunale Distrettuale del Baden-Württemberg, che mi informava che ero stato accusato di “negare l’Olocausto”.[9]            

 

Poiché l’intestazione, così come il testo, era stampata con una modesta stampante a punti, e poiché semplicemente non potevo credere che la Germania avesse una tale Polizia di Protezione dello Stato, lo considerai uno stupido scherzo. Replicai con una lettera insolente in cui chiedevo le prove che la nostra Germania riunificata avesse ancora una “Stasi” (la polizia di sicurezza nazionale della ex Germania Est, ora scomparsa).

 

Imparai presto l’errore del mio comportamento. In Germania esiste realmente un tale Dipartimento di Protezione dello Stato, con un ufficio presso ogni tribunale federale, e la cui misione consiste nel perseguire reati che potrebbero minacciare l’esistenza della Repubblica Federale e/o i “principi basilari della libertà e della democrazia”. Evidentemente, agli occhi di questa polizia criminale, il “Revisionismo dell’Olocausto” rappresenta proprio una tale minaccia. Il Dipartimento di Protezione dello Stato è diviso in tre unità: estremismo di destra, estremismo di sinistra, ed estremismo politico da parte degli stranieri.

 

Si potrebbe presumere che i burocrati delle rispettive unità siano stati istruiti nelle rispettive ideologie di competenza, in modo da poter riconoscere il loro particolare tipo di estremismo, per poterlo combattere, e per evitare di caderne vittima. Una conversazione con uno di questi burocrati mi mostrò quanto accurata era stata la loro preparazione, almeno in fatto di “revisionismo”. Questo mi fu chiaro nel 1994 quando, nell’anniversario della morte di Rudolf Hess, ricevetti un’altra visita da questi gentiluomini.

 

Mi chiesero di esercitare la mia influenza sull’area dell’estrema destra, affinché non vi fossero dimostrazioni. Poiché erano stati informati della mia posizione di leadership nel movimento revisionista, presumevano anche che avessi un ruolo analogo nell’ambito dell’estrema destra – una congettura totalmente falsa. In realtà, non conosco praticamente nessuno nell’estrema destra. Ovviamente questi sagaci gentiluomini credono alla loro favola, e cioè che il revisionismo sia collegato all’ideologia di estrema destra.

 

Nel 1994 la Polizia di Protezione dello Stato rilasciò alcuni dei file professionali che mi erano stati confiscati, e mi comunicò di venire a prenderli. E’ allora che venni a conoscenza che il loro ufficio occupa l’aula di gran lunga più grande del tribunale federale. Questo era evidente dalle mappe organizzative appese ai muri. Fu un’altra scoperta veramente inquietante. Quando finalmente iniziò il mio processo per le mie perizie, nell’autunno del 1994, appresi come questi tribunali speciali definiscono sé stessi. Il mio caso era gestito dalla diciassettesima “Grande Camera di Protezione dello Stato, Tribunale Distrettuale di Stoccarda”. Mi stropiccio gli occhi e ancora non posso crederci: oltre alla Polizia di Protezione dello Stato vi sono anche Camere Penali per la Protezione dello Stato che non cercano di nascondere il fatto che, anch’esse, conducono processi politici. A quanto pare, esistono da diversi decenni.

 

Niente viene tenuto davvero segreto, tuttavia il cittadino medio non ha idea di quanto profondamente il principio della magistratura politicizzata abbia messo radici nel sistema giudiziario tedesco, penetrando persino nella struttura organizzativa. Per quanto riguarda l’opinione pubblica, c’è un completo blackout informativo sull’argomento. Nessuno chiede se vi possono essere cose come i Dipartimenti di Protezione dello Stato, Tribunali speciali di Protezione dello Stato, e processi politici, in un sistema che pretende di essere una democrazia liberale. Nel 1992 e nel 1993 avevo la sensazione di essere capitato nel film sbagliato, che ogni cosa che veniva detta e fatta apparteneva a una sceneggiatura differente.

 

Da quando avevo 16 anni, ero stato sempre un sostenitore dei Democratici Cristiani, il partito politico più grande della Germania, combattendo per i principi della democrazia che si autoregola, e ora stavo diventando una vittima di questo stesso sistema. Ora potevo osservare che il diritto penale tedesco è il coronamento e il culmine di tutto questo sistema fasullo. Mi venne fatto capire che la mia colpa era considerata particolarmente riprovevole – paragonabile all’omicidio e allo stupro – e che questa era la ragione del suo rinvio prioritario al tribunale più elevato. A causa di questo rinvio prioritario mi venne negata la possibilità di una seconda udienza, nella quale avrei potuto introdurre nuove prove e far notare gli errori commessi dal primo giudice incaricato del mio caso.

 

Ogni telespettatore tedesco ha familiarità con le procedure normali dei tribunali. Quando il processo è in corso, lo stenografo del tribunale sta sempre seduto da solo al tavolo stenografico, o in una tribuna, dattilografando laboriosamente e redigendo il verbale ufficiale del tribunale. E’ così che si fa negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Austria, e anche nei processi civili tedeschi.

 

Ma non nei processi penali tedeschi! In questo caso non viene tenuto nessun verbale!!!

 

Questo è estremamente sinistro, poiché dopo non può più essere rilevato quello che il giudice, il pubblico ministero, l’imputato, l’avvocato difensore, o il testimone hanno detto. Questo apre decisamente la porta alle menzogne e agli errori da parte del giudice. Ho fornito numerosi esempi di come il mio giudice abbia falsificato le testimonianze e il corso del mio processo in diversi punti critici.[10] Naturalmente non avrò mai la possibilità di provare che le mie accuse sono giuste, poiché si scontrano con la testimonianza di tre giudici. In una gara tra tre giudici e un condannato, chi vince? Tuttavia, tutto ciò adesso è irrilevante. Il punto è che non c’è proprio nessuna scusa per i tribunali penali tedeschi per non tenere un verbale, considerando lo stato della moderna tecnologia stenografica. L’assenza di tale verbale propizia ogni genere di abuso giudiziario. Nemmeno il miglior giudice ricorda tutto quello che viene detto nel suo tribunale. E anche se le contraddizioni che ho descritto venissero risolte, rimarrebbe ancora il male peggiore. Vale a dire l’esistenza stessa della magistratura politica, che è obbligata a trovare il modo di condannare chiunque prenda di mira.

 

L’evoluzione dei diritti umani in Germania

 

Una delle condizioni poste degli Alleati per costituire la Repubblica Federale di Germania fu la creazione di un “Ufficio Federale per la Protezione della Costituzione”. Il nome di questo meccanismo orwelliano venne scelto per non dare ai cittadini tedeschi l’impressione di non essere sottoposti allo spionaggio governativo, che naturalmente era invece lo scopo di questoUfficio. Da tale ufficio in seguito si sviluppò, dentro il Ministero dell’Interno, il Dipartimento per la Protezione della Costituzione.

 

Recentemente, Claus Nordbruch ha documentato in modo esauriente la scandalosa espansione di competenze di questo servizio di spionaggio interno.[11] Sebbene tale Dipartimento non possieda risorse legali o di polizia, esercita comunque un potere tremendo. Se un individuo o un’organizzazione vengono menzionati in uno dei suoi rapporti di “Protezione Costituzionale”, tale menzione costituisce l’equivalente sociale di una condanna a morte. La persona o l’istituzione presa di mira viene emarginata ed evitata come un lebbroso, privata del proprio lavoro e del diritto al ricorso davanti ai tribunali del lavoro.

 

L’impronta degli Alleati vittoriosi [alla fine della guerra] è evidente anche nella prima messa al bando di un partito politico, che avvenne già all’inizio degli anni ’50. A quell’epoca, il Partito del Reich Tedesco, nuovamente costituito, che era molto popolare fra gli ex soldati e tra le persone inclini al patriottismo, godeva di una rapida crescita e di successi elettorali. Il leader del nuovo partito era il generale di divisione Otto Ernst Remer. A causa del suo successo ricevette la visita di una delegazione degli Alleati. Gli imposero un’alternativa: o lasciava il partito, o il partito sarebbe stato messo al bando. Remer rifiutò di piegarsi e il partito venne messo al bando.[12] Per salvare le apparenze anche il KPD (Partito Comunista di Germania) venne messo al bando, ma riemerse subito dopo come DKP (Partito Comunista Tedesco).

 

Nel 1954 venne approvata la Legge per la Protezione della Gioventù e fu costituito l’”Ufficio di Censura Federale per le Pubblicazioni Pericolose per la Gioventù”. Su richiesta di vari enti pubblici, esso può fornire elenchi di pubblicazioni, la cui lettura da parte dei giovani lettori viene disapprovata, e che quindi vengono eliminate dal mercato. Quando questo accade, le pubblicazioni cessano di esistere, naturalmente. Reclamizzato all’inizio come protezione della gioventù contro la pornografia e il culto della violenza, questo dipartimento ha sempre più abusato del proprio potere per censurare pubblicazioni sgradite. Negli anni ’70 la censura veniva applicata soprattutto contro la sinistra. A partire dagli anni ’80 è stata utilizzata soprattutto contro pubblicazioni di destra.[13]

 

L’introduzione dei Decreti di Emergenza (“Notstandsgesetze”), che avvenne verso la fine degli anni ’60, fu un passo decisivo verso la distruzione dei diritti costituzionali. Queste leggi avevano lo scopo di permettere al governo di ridurre i diritti civili in caso di scontro con l’Unione Sovietica. Prima che i Decreti di Emergenza venissero introdotti, per il governo era legalmente impossibile ridurre i diritti individuali. Ora è diventato normale.

 

La controversia sui Decreti di Emergenza diede slancio alla rivolta degli studenti, che ebbe luogo alla fine degli anni ’60. Gli studenti giustamente temevano che i decreti avrebbero aperto la strada al dispotismo, la cui natura ritenevano erroneamente che sarebbe stata “fascista”.

 

Quando i decreti sull’emergenza vennero infine approvati dalla Grande Coalizione formata dai conservatori e dai socialisti, alla fine degli anni ’60, si formò l’”Opposizione Estraparlamentare” (APO), che sfidò nelle strade l’aumento di potere dei partiti ufficiali. Da quest’opposizione prese le mosse il movimento terrorista degli anni ’70, che diede al governo il pretesto di ridurre ancora di più i diritti umani. Come posso personalmente attestare, divenne possibile perquisire le abitazioni, intercettare le telefonate e aprire la posta, anche senza il permesso dei tribunali, una volta stabilito che l’intenzione era quella di prevenire lo “sviluppo di una situazione potenzialmente pericolosa” (“Gefahr im Verzug”).

 

Con l’aumento della criminalità organizzata negli anni ’80, i diritti umani fondamentali (l’inviolabilità del domicilio e la privacy della posta e del telefono) vennero indeboliti ulteriormente. All’epoca vi fu un’altra singolare innovazione: queste misure potevano venire applicate senza permesso giudiziario, con il semplice pretesto del “Sospetto di potenziale pericolo”.

 

Nessuno sembra interessato al fatto che la lotta contro la criminalità organizzata non viene pregiudicata da una legislazione inadeguata ma piuttosto dalla mancanza di sostegno alla polizia e dalla mancanza di volontà da parte dei politici, che sono spesso coinvolti nella criminalità organizzata.[14] Il periodo intorno al 1980 vide anche la prima fioritura del revisionismo dell’Olocausto.[15] Il governo rispose a questa sfida con un altro giro di vite nelle sue procedure per l’incriminazione dei reati d’opinione. Portò lo status di queste violazioni al livello di reati che devono essere perseguiti automaticamente, vale a dire senza più bisogno di querela da parte degli ebrei. Questa è la cosiddetta Legge-Stäglich.

 

Dalla riunificazione della Germania, negli anni 1989/1990, è dilagato in Germania un fiume di patriottismo e di associazioni patriottiche. I poteri forti internazionali hanno perciò esercitato un’enorme pressione sulla Germania per reprimere il movimento patriottico. Nel corso di tale repressione hanno avuto luogo numerosi attacchi xenofobi, alcuni dei quali possono essere stati architettati. Sicuramente il governo ha sfruttato tutti questi attacchi per creare lo spettro di una “minaccia bruna”, una ricomparsa del fascismo. Di conseguenza, il 1 Dicembre del 1994, il Codice Penale della Germania è stato cambiato ad un livello senza precedenti. La libertà di opinione sui tabù sociali tedeschi, e quindi su argomenti come gli stranieri, la società multiculturale, gli ebrei, l’Olocausto, e il Terzo Reich è stata del tutto proibita. Mi riferisco al nuovo Articolo 130, la cosiddetta Legge-Deckert.

 

Il passo più recente del governo verso il controllo totale è avvenuto alla fine degli anni ’90. Si tratta della cosiddetta “Operazione Grande Ascolto” (Groβer Lauschangriff”), che ha legalizzato la sorveglianza costante a certe condizioni, con microfoni e telecamere. Nello stesso tempo, la magistratura tedesca ha varato l’incriminazione degli stranieri, come pure dei cittadini tedeschi, per aver diffuso documenti su Internet “di contrabbando”.

 

Germania, estate del 2000

 

In Germania, attualmente, tutte le attività seguenti sono considerate illegali:

 

·         Qualunque cosa possa venire interpretata come una minaccia per l’ordine pubblico può essere proibita a discrezione di un pubblico ministero o di un giudice.

·         Tutti i simboli, i gesti, i canti, i discorsi, e le poesie che suggeriscono, direttamente o indirettamente, un legame con il Terzo Reich sono vietati.

·         Le critiche della società “multiculturale” e delle politiche di immigrazione possono essere interpretate come un atto illegale.

·         E’ illegale studiare i fatti relativi ai crimini nazionalsocialisti, sia reali che presunti.

·         Ogni ricercatore critico che studia il Terzo Reich lavora sotto la minaccia della persecuzione e della repressione.

·         Il codice delle prescrizioni per i reati giornalistici, regolato in modo autonomo dagli stati tedeschi (Bundesland), che arrivava finora a sei mesi, è stato esteso in alcuni stati fino a cinque o persino a dieci anni.

·         Ogni critica dei partiti riconosciuti dalla legge, del governo e dei suoi rappresentanti può essere perseguita come reato.

·         Di conseguenza, migliaia di libri sono stati bruciati, decine di migliaia di cittadini tedeschi sono stati puniti per reati d’opinione, centinaia di cittadini sono stati gettati in prigione, e numerosi partiti di opposizione, e altre organizzazioni, sono stati messi fuori legge. Altri partiti e altre formazioni politiche sono soggetti a dure restrizioni dei loro diritti costituzionalmente garantiti. Essi sono sottoposti a mostruose punizioni sociali e penali, se si oppongono apertamente o denunciano le condizioni suddette. La formazione di un’opposizione, parlamentare o extraparlamentare, a queste condizioni dispotiche è stata resa perciò legalmente impossibile.

·         Se qualcuno critica queste misure dispotiche, rende sé stesso suscettibile di venire incriminato, per aver calunniato il governo, i suoi rappresentanti e i suoi simboli. Il governo ha ermeticamente blindato sé stesso da ogni critica e da ogni possibilità di riforma.

 

La Germania oggi:

105.678 procedimenti giudiziari

A causa di reati d’opinione

Durante gli ultimi dieci anni:

Anno

Destra

Sinistra

Stranieri

Totale

1994

  5.562

   185

   235

    5.982

1995

  6.555

   256

   276

    7.087

1996

  7.585

   557

   818

    8.960

1997

10.257

1.063

1.029

  12.349

1998

  9.549

1.141

1.832

  12.522

1999

  8.698

1.025

1.525

  11.248

2000

13.863

   979

   525

  15.367  

2001

  8.874

   429

   353

    9.656

2002

  9.807

   331

   467

  10.605

2003

  9.692

   431

1.340

  11.463

Totale:

90.395

6.397

8.886

105.678

 

Destra: “Reati a sfondo estremistico di destra”, vale a dire:

“Reati di propaganda” e “Fomentare le persone”. Sinistra:

“Reati a sfondo estremistico di sinistra”, generalmente descritto

Come: “Altri reati”.

Stranieri: reati commessi da estremisti stranieri, principalmente contro

la legge tedesca sulle associazioni (“Vereinsgesetz”), da parte dei curdi

con il vietato Esercito Curdo di Liberazione (PKK).[16]

 

 

Alla luce di tali condizioni non sorprende che politologi, sociologi e storici non osino più chiamare le cose col loro nome. Hanno paura di essere trascinati davanti alla polizia criminale e condannati a dure pene per la banale manifestazione di opinioni politiche. Il caso Pfeiffenberger dimostra molto bene il corso che gli attuali sviluppi stanno prendendo. Esso chiarisce la situazione attuale anche al più confuso professore tedesco.[17] In tutti gli anni in cui ho avuto rapporti con esponenti della vita intellettuale tedesca, sentivo frasi fatte come: “La libertà è in pericolo” e “Le nostre opinioni sono davvero libere?”. Adesso è chiaro che la libertà non è “in pericolo” – in realtà non c’è più. Parimenti non si pone più la questione se l’opinione di ciascuno sia ancora libera oppure no. Dato il clima attuale della nostra società, dei media e del governo, molti cittadini hanno paura a esprimere le proprie opinioni. Sempre più spesso si sente dire: “Tu non puoi neanche pensarlo!” La gente ha paura di discutere liberamente perché potrebbe subirne serie conseguenze.

 

Il professor Gottfried Dietze, Emerito alla John Hopkins University, ha risposto alla mia richiesta di commenti dalla sua inattaccabile posizione di professore in pensione in un paese straniero. La sua risposta è stata scoraggiante: il mondo ha già trascinato nel fango la Germania in modo così brutale, che egli ha scelto di non peggiorare la situazione ulteriormente con commenti negativi sulla situazione attuale nella sua amata patria. Che osservazione strappalacrime!

 

C’è una piccola battuta di spirito tedesca che circola e che illustra la differenza tra la ex Germania Democratica e l’attuale governo. La Germania di oggi fa l’opposto di quello che faceva la Germania Democratica: mantiene i suoi cittadini grassi e impotenti e toglie loro le speranze di fuga inglobando tutto il territorio tedesco e costringendo i propri vicini a comportarsi come vuole, e così non ha più bisogno di armi che sparano automaticamente ai confini. Le cose non sono molto differenti in Austria e in Svizzera, e anche gli altri paesi europei hanno iniziato a marciare al passo, e non per le pressioni tedesche. Così la Francia ha recentemente installato un numero, il 114, per denunciare i revisionisti! Questo non è uno scherzo, cari amici: un telefono di emergenza nazionale che permette al governo di compilare una lista di revisionisti! Nel 1994 la Germania aveva un presidente chiamato Richard von Weizsäcker che invitava pubblicamente i bambini a spiare i propri genitori e viceversa per scoraggiare la crescita di sentimenti di destra.

 

Solo gli stati totalitari possono cadere così in basso.

 

Il 19 Gennaio del 1993, il signor E. Muβmann, professore di diritto di polizia all’Accademia dell’Amministrazione Pubblica di Ludwigsburg, tenne una conferenza a Stoccarda per l’associazione degli studenti cattolici tedeschi Nordgau Prag, conferenza intitolata “Come cambia la polizia con l’evolvere dei tempi”. In questa conferenza egli criticò l’inesorabile manomissione dei diritti costituzionali e il potere crescente degli apparati di polizia. Il prof. Muβmann osservò che, se queste tendenze non fossero state rovesciate, nel giro di quarant’anni la Germania sarebbe diventata un paese nel quale non avrebbe più voluto vivere, perché sarebbe diventato uno stato di polizia con marcate tendenze orwelliane. Il prof. Muβmann si sbagliava.

 

Ci sono voluti solo sette anni.

 

Perciò io dichiaro al mondo e ai posteri che:

 

  1. La Germania, nell’anno 2000, è diventata una dittatura totalitaria; e che
  2. La resistenza è diventata necessaria se la Germania vuole riacquistare la sua libertà.

 

Tutti quelli che, a causa di questa dichiarazione pacifica, stanno ammucchiando fascine per bruciarmi sul rogo dimostrano che sto dicendo la verità.

 

Permettetemi di assicurarvi che preferirei sbagliarmi. La prova che mi sto sbagliando sarebbe che potessi ritornare in Germania, e non finire in prigione. Ma poiché nessuno pensa che questo accadrà, probabilmente non mi sto sbagliando:

 

La Repubblica Federale di Germania

È la dittatura più abile

Che sia mai esistita in terra tedesca.

 

Miei compatrioti

Quand’è che finalmente vi alzerete e griderete:

“Siamo stati derubati dell’onore e della libertà.

Nessuno oggi muore di fame

Ma la ricchezza ha corrotto e paralizzato le nostre anime.

Di cosa abbiamo paura?

 

Al diavolo i nostri beni mondani,

dobbiamo avere il coraggio di ascoltare i nostri cuori.

Finchè non verrà il giorno in cui le prigioni tedesche

Non potranno più tenere tutti i prigionieri di coscienza

Il sole sorgerà su una Germania libera”.

 

Articolo 20(4) della Costituzione della Repubblica Federale di Germania:

 

Tutti i tedeschi hanno il diritto di resistere a chiunque cerchi di rovesciare questo sistema [democratico], stabilito che non vi sia altra soluzione disponibile”.


 

[1] Traduzione di Andrea Carancini. Il testo originale è disponibile all’indirizzo: http://www.germarrudolf.com/civil/nightmare.html

[2] OLG Düsseldorf, Ref. 2 SS 155/91 – 52/91 III; BVG Ref. 2 BrR 367/92; OLG Celle, Ref. 3 Ss 88/93, Monatszeitschrift für Deutsches Recht (MDR), 48 (6) (1994) p. 608. 

[3] Udo Walendy, Landgericht Bielefeld, Febbraio 1992; Gerd Honsik, Oberlandesgericht München, Marzo 1992; David Irving, Amtsgericht München, Maggio 1992; Herrn Detscher, Amtsgericht München, Luglio 1992; Max Wahl, Landgericht München, Luglio 1992; Otto Ernst Remer, Landgericht Bad Kissingen, Settembre 1992; Artur Vogt, Landgericht Nürnberg, Marzo 1994.

[4] Si precipitò fuori dell’aula diritto al telefono, così agitato da non notare che un mio conoscente gli era dietro le spalle. Il mio conoscente osservò che egli numerò il prefisso 0228 (Bonn). Nella susseguente conversazione chiese cosa doveva fare, poiché non aveva argomenti legali per liquidarmi…

[5] Procedimento contro Otto Ernst Remer, Landgericht Schweinfurt, Ref. 1KLs 8 Js 10453/92.

[6] Giudice Presidente Peter Stockhammer, Landgericht Nürnberg, Ref. 6/38 Ns 341 Js 31951/92.

[7] Procedimento contro Remer, nota 4, giustificato dalla Corte Suprema Federale con la motivazione che “abbiamo agito sempre in tal modo”, un gergo giudiziario “in conformità con i criteri decisionali di tutte le Corti Federali tedesche”, Ref. 1StR 193/93.

[8] Procedimento contro Udo Walendy, nota 2, dopo la sentenza, in una conversazione tra il pubblico ministero e l’avvocato difensore Hajo Herrmann.

[11] Der Verfassungschutz, Hohenrain, Tübingen, 1999.

[12] Comunicazione personale di Otto Remer.

[13] Riguardo alla storia della censura in Germania, vedi C. Nordbruch, Sind Gedanken noch frei?, Universitas, München, 1998; sulla faziosità ideologica vedi E. Jesse, Verfassungsschutz in der Demokratie, Carl Heymanns Verlag, Köln, 1990, p. 304.

[14] Dagobert Lindlau, Der Mob, Heyne, München, 1998.

[15] Il libro di Arthur Butz, The Hoax of the Twentieth Century (1976), gli articoli di Faurisson su Le Monde (1978/1979), il libro – sempre di Faurisson – Mémoir en Défense (1980), il libro di Stäglich, Der Auschwitz Mythos (1979), il libro di Walter Sanning, The Dissolution of the European Jewry (1980/1983), il libro di Henry Roques, The Confessions of Kurt Gerstein (1985).   

[16] Questi dati si riferiscono ai “reati d’opinione” così come sono stati registrati dall’Ufficio Federale Tedesco di Indagine (Bundeskriminalamt), in base al sospetto, confermato o non confermato, dello sfondo politico del reato. Questo non significa che tutti i casi portino a una condanna o a sentenze che prevedono il carcere. Il numero di queste ultime probabilmente non superano le poche centinaia all’anno. Abbiamo incluso intenzionalmente solo quei reati che non possono essere definiti come veri reati, che negli Stati Uniti sono permessi dal Primo Emendamento. Questo significa che: coercizioni, minacce, danneggiamenti di proprietà, violazioni dell’ordine pubblico, incendi dolosi, aggressioni e altri reati non sono qui inclusi.

[17] Vedi Rudi Zornig, Zum Gedenken an Werner Pfeifenberger, in rete all’indirizzo: http://www.vho.org/VffG/2000/2/Zornig127-130.html