RISPOSTA AD ADRIANA CHIAIA SULNEGAZIONISMOOLOCAUSTICO

 

Di Carlo Mattogno (2007)

 

In un articolo sul tristemente noto disegno di legge Mastella del gennaio 2007 contro il “negazionismo” olocaustico, circa le presunte olo-“confutazioni” dei miei argomenti storici, ho rilevato:

 

«Per quanto mi riguarda, all'inizio c'è stato qualche timido tentativo di critica da parte degli storici, presto accantonato. Ad essi sono subentrati nugoli di polemisti usa e getta che si sono accaniti contro aspetti marginali di qualcuno dei miei scritti, blaterando protervamente che le mie tesi erano “contestabilissime”, ma scomparendo regolarmente dalla scena dopo la mia replica. Nel libro “Olocausto: dilettanti nel web” (Effepi, Genova, 2005, pp. 118-126) ho stilato l'elenco dei miei libri e articoli più importanti che sono rimasti senza replica da parte di storici o polemisti  olocaustici - 23 titoli - e ho annotato i nomi di coloro che si sono ritirati nell'ombra dopo le mie risposte - 38 autori - e nel frattempo la lista si è allungata ulteriormente. Nessuno ha mai confutato nessuna di queste tesi “contestabilissime”.

Non solo, ma sono io che ho confutato ad abundantiam i sostenitori del nuovo dogma religioso olocaustico, dedicando loro sei libri:

 

- Olocausto: Dilettanti allo sbaraglio. Pierre Vidal-Naquet, Georges Wellers,  Deborah Lipstadt, Till Bastian, Florent Brayard et alii contro il  revisionismo storico. Edizioni di Ar, Padova, 1996, 322 pagine.

- L' “irritante questione” delle camere a gas ovvero da Cappuccetto Rosso ad... Auschwitz. Risposta a Valentina Pisanty. Graphos, Genova, 1998, 188 pagine.

- Olocausto: dilettanti a convegno. Effepi Edizioni, Genova, 2002, 182 pagine.

- Olocausto: dilettanti nel web. Effepi, Genova, 2005, 131 pagine.

- Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Effepi, Genova, 2006, 80 pagine. [Riedizione ampliata: Ritorno dalla luna di miele ad Auschwitz. Risposte ai veri dilettanti e ai finti specialisti dell'anti-“negazionismo”. Con la replica alla “Risposta a Carlo Mattogno” di Francesco Rotondi,  2007, 103 pagine, in: http://www.aaargh.com.mx/fran/livres7/CMluna.pdf.]

- Negare la storia? Olocausto: la falsa “convergenza delle prove”. Effedieffe Edizioni, 2006, 179 pagine.

In totale: 1.082 pagine»[1].

 

Considerata la sfacciata malafede con cui l'articolo in questione è stato “letto” dagli olo-propagandisti, qui la ripetizione non solo iuvat, ma è addirittura necessaria.

Rammento dunque che in esso ho elencato i miei studi revisionistici, i quali, oltre ai libri  menzionati sopra, includono:

 

- su Auschwitz:

8 libri:  1.288 pagine,

25 articoli: 366 pagine,

complessivamente circa 1.650 pagine;

- su Belzec, Majdanek, Stutthof e Treblinka: quattro libri (tre in collaborazione con Jürgen Graf): complessivamente 1.033 pagine;

 

- primi scritti:

11 libri:  complessivamente 1.016 pagine.

 

Indi ho commentato:

 

«Da queste oltre 4.700 pagine i miei “critici” hanno estratto una frase qua, qualche parola là (per di più, soltanto nei miei primi scritti) e poi hanno preteso di confutarmi, di dimostrare mie presunte metodologie capziose, mie fantasiose intenzioni occulte. Ma neppure questo compito elementare è riuscito loro, donde l'inevitabile appello alla “giustizia”»[2].

 

A questi polemisti usa e getta si è aggiunta recentemente Adriana Chiaia, con uno scritto lungo e eterogeneo intitolato “Percorsi e ricorsi storici: il negazionismo[3]. Dei vari temi trattati dall'autrice mi limiterò ad esaminare quello propriamente storico, non senza aver prima rilevato una palese contraddizione di fondo nella sua impostazione ideologica. Ella pretende incredibilmente che le leggi antirevisioniste in virtù delle quali, ad esempio, in Germania Ernst Zündel è stato condannato a cinque anni di reclusione, Germar Rudolf a due anni e mezzo, e che imperversano non meno funestamente, oltre che in Francia, in Austria e in Polonia,

 

«sono, per dirla con Gramsci, “la piccola bandiera” che, in realtà, serve a colpire coloro che si oppongono alla lettura revisionista della storia del XX secolo, coloro che si
oppongono alla falsificazione della storia del movimento operaio rivoluzionario e comunista e alla criminalizzazione del comunismo e che, con rigorose ricerche e pochi mezzi – al contrario dei revisionisti, che godono dell’appoggio governativo e delle sovvenzioni dei padroni dei maggiori mezzi di comunicazione – lavorano per ristabilire la verità storica».

 

Adriana Chiaia illustra la sua singolare tesi con quest'esempio:

 

«Annie Lacroix-Riz, professoressa di storia contemporanea presso l’Università di Parigi VII e storica di rinomanza internazionale è, da anni, oggetto delle persecuzioni di un’organizzazione di nostalgici dell’Ucraina e della Russia “bianche”. Questa organizzazione, che è arrivata al punto di minacciarla fisicamente, ha esercitato pressioni politiche su deputati francesi, e si è rivolta perfino all’allora Presidente Chirac, affinché Annie Lacroix fosse sanzionata dall’amministrazione dell’Università. Ci sono voluti una vasta mobilitazione democratica di personalità della cultura a livello internazionale, di associazioni e di militanti antifascisti e l’intervento dei sindacati perché ciò non accadesse. Il ‘crimine’ di Annie Lacroix-Riz consiste nelle sue ricerche storiche che smantellano – su rigorose basi documentarie – il luogo comune, ormai fatto proprio anche dagli ambienti scientifici, del genocidio degli Ucraini, che sarebbe stato programmato e perpetrato da Stalin durante la carestia che colpì l’URSS negli anni 1932-33. Gli attacchi contro la professoressa Lacroix non sono, tuttavia, terminati. Essi minacciano la sua sicurezza fisica e il suo posto di lavoro e minano la serenità necessaria per le sue ricerche storiche».

 

Se si sostituisse “Robert Faurisson” a “Annie Lacroix-Riz” si otterrebbe un quadro ancora educorato della realtà, sia perché le persecuzioni e le aggressioni fisiche subìte dallo storico francese sono di gran lunga più gravi, sia perché in veste di persecutore non ha agito una qualunque “organizzazione di nostalgici”, ma lo Stato francese.

Mutatis mutandis, le parole di Adriana Chiaia si attagliano perfettamente a Faurisson, il cui “crimine” «consiste nelle sue ricerche storiche che smantellano – su rigorose basi documentarie – il luogo comune, ormai fatto proprio anche dagli ambienti scientifici, del genocidio degli Ebrei».

 

Per Adriana Chiaia il “negazionismo” è evidentemente a senso unico: giusto e sacrosanto se si tratta di negare i crimini di Stalin, ignobile e aberrante se entra in gioco il presunto olocausto.

 

Ciò premesso, vediamo quale sia il valore dei suoi argomenti.

 

Rilevo anzitutto che lo scritto di Adriana Chiaia è caratterizzato da una profonda ignoranza dei cardini della storiografia olocaustica (per non parlare di quella revisionistica); da una confusione tra la persecuzione nazionalsocialista degli Ebrei - che nessuno nega - e il preteso sterminio ebraico; dal conseguente ricorso a fonti non solo di seconda mano, ma oltremodo datate e infine da argomentazioni storiche insulse.

 

Nelle sue note campeggiano titoli come:

 

-William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1962;

- Enzo Collotti, La Germania nazista, Giulio Einaudi editore, Torino, 1962;

- Walther Hofer, Il Nazionalsocialismo. Documenti 1933-1945, Feltrinelli editore, Milano,
1964.

 

Stranamente, ella non menziona le opere olocaustiche di L. Poliakov e di G. Reitlinger, parimenti datate e accessibili in italiano, ma almeno un po' più serie.

 

Per la verità Adriana Chiaia si appella anche ad un'opera meno vetusta: il “Calendario” di Auschwitz di Danuta Czech, riguardo al quale scrive:

 

«In un recente articolo apparso su il manifesto, Enzo Collotti, storico che dal dopoguerra si è dedicato allo studio del nazismo e autore di libri fondamentali sul tema, segnala quella che egli chiama “una pietra miliare della storiografia su Auschwitz”. Si tratta dell’opera della studiosa polacca, D. Czech, dal titolo Kalendarium. Gli avvenimenti del campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau 1939-1945, nella quale si ricostruisce con un paziente lavoro di archivio (proveniente in gran parte dai documenti originali tedeschi della gestione del lager, scampati alla distruzione precedente all’arrivo dell’Armata Rossa) il processo con cui ha preso forma la tragica macchina di morte del lager».

 

L'articolo in questione è datato 9 febbraio 2007, ma l'opera recensita, il “Kalendarium der Ereignisse im Konzentrationslager Auschwitz-Birkenau 1939-1945, nella sua versione tedesca riveduta e corretta risale al 1989[4], dunque Collotti ha impiegato diciotto anni per accorgersi dell'esistenza di questa “pietra miliare della storiografia su Auschwitz” - ha dovuto aspettare che l'opera fosse disponibile in italiano!

 

Il “Calendario” di D. Czech è una cronaca che riporta giorno per giorno gli avvenimenti principali della storia del campo di Auschwitz. Esso è uno strumento storico utile per quanto riguarda i fatti documentati, uno strumento puramente  propagandistico per quanto attiene alle asserzioni non documentate, che sono quelle più importanti, in quanto riguardano le presunte gasazioni omicide. A questo proposito, i riferimenti addotti da D. Czech possono forse impressionare studiosi come Collotti, non certo chi tali riferimenti conosce bene ed è in grado di verificarli. Mi spiego subito con qualche esempio.

 

Adriana Chiaia ritiene opportuno soffermarsi su qualche passo dell'articolo di Collotti:

 

«Riferendosi alla ricostruzione cronologica, che costituisce il criterio dell’opera, Collotti scrive: “Dalle esecuzioni più primitive [cioè le fucilazioni e le impiccagioni dei prigionieri polacchi e russi, il primo trasporto di ebrei di varie nazionalità essendo arrivato il 30 marzo 1942. N.d.r.] si passa con un crescendo alla morte tecnologica (le gassazioni). La prima selezione con gas ha luogo il 4 maggio 1942».

 

Collotti non ha neppure colto la sequenza fondamentale dei presunti eventi che avrebbero condotto allo sterminio sistematico in “camere a gas” omicide installate nei crematori di Birkenau. A tale epilogo le SS - secondo il “Calendario” - sarebbero giunte attraverso tre fasi intermedie:

 

- la prima gasazione omicida, presuntamente avvenuta nello scantinato del Block 13 di Auschwitz (divenuto poi il Block 11 per un cambiamento della numerazione) il 3-5 settembre 1941;

 

- l'utilizzazione della camera mortuaria (Leichenhalle) del crematorio I di Auschwitz come camera a gas omicida (a partire dal 16 settembre 1941);

 

- la trasformazione di due case coloniche preesistenti nell'area di Birkenau in camere a gas omicide (20 marzo e 30 giugno 1942)(i cosiddetti “Bunker” 1 e 2[5]).

 

A ciascuna di queste fasi ho dedicato uno studio specifico basato su una ricca documentazione di prima mano:

 

1) Auschwitz: la prima gasazione. Edizioni di Ar, Padova, 1992, 190 pp.

 Traduzione americana: Auschwitz: The First Gassing. Rumor and Reality. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2005. Testo accresciuto, riveduto e corretto.  159 pp.

 

2) Auschwitz: Crematorium I  and the Alleged Homicidal Gassing. Theses &    Dissertations Press, Chicago, 2005. 138 pp.

 

3) The Bunkers of Auschwitz. Black Propaganda versus History. Theses & Dissertations Press, Chicago, 2004. 264 pp.

 

Come ho già rilevato altrove[6], lo studio olocaustico più approfondito - o meno superficiale - su questi tre aspetti essenziali della presunta politica di sterminio ebraico ad Auschwitz è costituito dalle 33 pagine che vi ha dedicato Franciszek Piper - direttore della sezione storica del Museo di Auschwitz[7]; i miei tre studi summenzionati coprono circa 600 pagine e già questo semplice confronto dimostra l'inconsistenza e l'inettitudine della storiografia olocaustica sulla genesi e gli sviluppi del presunto sterminio ebraico ad Auschwitz.

Sto ancora aspettando che qualche olo-storico o olo-propagandista si pronunci su questi studi. Forse Collotti?

 

Quanto alla «prima selezione con gas» che ebbe presuntamente  luogo il 4 maggio 1942, D. Czech non sa fare di meglio che appellarsi a due testimonianze, una del 1947 (processo Höss), l'altra del 1978! (Czesław Ostańkowicz).

 

I documenti infatti non confermano affatto questa presunta “selezione”, anzi, se mai, la sfatano clamorosamente.

 

D. Czech non indica il numero dei “selezionati” e si limita a riferire che, dopo la presunta gasazione, «la forza di questa baracca ammonta a 1.200 detenuti»[8].

 

Una delle sue fonti, Czesław Ostańkowicz, afferma invece che dalla baracca furono selezionati 20 polacchi, alcuni francesi e 180 Russi abili al lavoro, poco più di 200 persone, mentre «il resto dei 1.200 detenuti politici», dunque poco meno di 1.000 persone, furono gasati il 4 e 5 maggio 1942[9].

 

Esiste un importante documento che smentisce questo presunto evento. Si tratta dello Stärkebuch, il registro della forza del campo maschile di Auschwitz che va dal 19 gennaio al 19 agosto 1942. Esso registra la forza numerica all'appello del mattino e della sera, i nomi dei detenuti nuovi arrivati e di quelli morti (oltre che di quelli trasferiti e rilasciati). La presunta “selezione” avrebbe riguardato detenuti immatricolati, perciò le presunte vittime devono figurare in questo registro tra i “Verstorbene Häftlinge” (detenuti morti). Dal 1° al 10 maggio 1942 la mortalità giornaliera nel campo maschile fu la seguente[10]:

data

detenuti

prigionieri di guerra sovietici

1 maggio

134

185

2

53

185

3

64

183

4

89

182

5

87

182

6

144

182

7

89

179

8

135

176

9

61

174

10

49

172

 

Il tasso di mortalità prima del 4-5 maggio 1942 e dopo non subì variazioni di rilievo, dunque  nello Stärkebuch non c'è traccia dei  quasi 1.000 presunti gasati.. Le presunte vittime facevano parte della forza del campo dello Stammlager Auschwitz, perciò, oltre che in questo registro, dovrebbero apparire anche nel Leichenhallenbuch, il registro della camera mortuaria del Block 28, che va dal 7 ottobre 1941al 31 agosto 1943. Per il periodo summenzionato essa riporta infatti i seguenti decessi[11]:

 

data

detenuti

1 maggio

24

2

15

3

9

4

31

5

45

6

28

7

23

8

25

9

14

10

12

 

Anche questo documento smentisce la presunta uccisione di poco meno di 1.000 detenuti il 4 o 5 maggio 1942.

 

E - per favore - non mi si venga a parlare di una fantomatica “doppia contabilità” delle SS, tesi insensata che dimostra soltanto una spaventosa ignoranza della burocrazia di Auschwitz.

 

Nella stessa pagina in cui menziona la prima “selezione”, D. Czech dà un altro saggio della sua professionalità. Ella ci informa che un medico SS ordina nella farmacia del campo 3 kg di fenolo «che viene usato all'ospedale dei detenuti per uccidere detenuti mediante iniezioni di fenolo al cuore»[12]. Ma il riferimento riguarda solo l'ordinazione: da che allora cosa D. Czech desume che questo fenolo serviva a scopo omicida? Dal suo silenzio. Ella tace infatti che ad Auschwitz furono effettuate migliaia di operazioni chirurgiche[13] e, come è noto, il fenolo è un disinfettante energico che era stato introdotto nelle operazioni chirurgiche fin dal 1867[14].

 

E che dire del fatto che ella ha occultato almeno 97.000 detenuti trasferiti in altri campi nel 1944, creando così altrettanti finti gasati?[15].

 

In uno dei miei libri citati sopra - Auschwitz: la prima gasazione - ho esposto in uno speciale paragrafo “La metodologia storiografica di Danuta Czech”, dimostrando come ella abbia inventato un racconto fittizio e storiograficamente inconsistente sulla base di un mosaico di dichiarazioni contraddittorie su tutti i punti essenziali: quelle dei testimoni Kula, Krokowski, Koczorowski, Taul, Myłyk, Gliński, Smużewski, Banach e Kielar.

 

Riporto i punti salienti di quest'analisi:

 

«- Danuta Czech trae il numero dei detenuti malati selezionati (250) dalla testimonianza di Kula, quello dei prigionieri russi (600) dalle testimonianze di Krokowski, Koczorowski, Myłyk e Gliński; tuttavia il testimone Krokowski afferma che i detenuti malati selezionati furono 400, il testimone Smużewski fornisce un totale di 980 vittime e il testimone Banach parla di 800 Russi, tra cui 120 detenuti politici.

 

- Danuta Czech scrive che la mattina del giorno dopo quello della gasazione (4 settembre), Palitzsch aprì la porta «delle celle»  e constatò che «alcuni» prigionieri di guerra russi erano ancora vivi. La fonte è la testimonianza di Kula, il quale però afferma che ciò accadde il pomeriggio del giorno dopo (“Il 15 agosto[16], verso le 4 di pomeriggio, Palitzsch, con una maschera antigas...”); egli precisa inoltre che Palitzsch aprì la porta “dei Bunker”, ossia dello scantinato, non delle celle, e constatò che “le persone” - evidentemente tutte, non alcune - che vi si trovavano erano ancora vive.

 

- Danuta Czech asserisce inoltre che la notte del 4 settembre, cioè ancora il giorno dopo quello della gasazione, Palitzsch adunò «20 detenuti della compagnia di punizione del Block 5a e tutti gli infermieri dell'ospedale”, più altri due detenuti, i quali cominciarono subito ad evacuare i cadaveri. Ma secondo il testimone Kula, lo scantinato del Block 11 fu riaperto la sera del 16 agosto, cioè due giorni dopo quello della gasazione [rispetto alla data riferita da questo testimone]; anche il testimone Kielar afferma che l'evacuazione dei cadaveri iniziò due giorni dopo, per l'esattezza la sera del secondo giorno, mentre il testimone Gliński dichiara che essa cominciò tre giorni dopo. Questo stesso testimone afferma inoltre che tale operazione fu eseguita da circa 20 medici e infermieri, che Danuta Czech trasforma in «20 detenuti della compagnia di punizione del Block 5a”, mentre il testimone Banach dichiara che essa fu eseguita da «alcune decine» di detenuti della compagnia di punizione. Il testimone Gliński, che era infermiere, asserisce che l'operazione fu compiuta soltanto da infermieri e medici, mentre il testimone Banach, che era membro della compagnia di punizione, dichiara che l'operazione fu eseguita soltanto dai detenuti della compagnia di punizione. Dunque: infermieri o detenuti della compagnia di punizione. Danuta Czech risolve elegantemente il dilemma: infermieri e detenuti della compagnia di punizione!

 

- Danuta Czech scrive che i cadaveri dei gasati furono portati al crematorio e cremati, ma il testimone Kula afferma che essi “non furono cremati nel crematorio, ma furono portati in direzione di Brzezinka [Birkenau], dove furono inumati”.

 

- Danuta Czech asserisce poi che il trasporto dei cadaveri al crematorio durò due notti e si concluse la notte del 5 settembre. Ma i testimoni Myłyk  e Smużewski affermano che questo lavoro fu eseguito in una sola notte.

 

Si sarà notato che Höss non rientra nel novero dei testimoni citati da Danuta Czech. La ragione è semplice: la sua testimonianza, alla portata di tutti e controllabile da chiunque, è in contraddizione troppo flagrante con il resoconto di Danuta Czech, perché egli riferisce che lo Zyklon B provocò la morte immediata delle vittime”»[17],

 

mentre la redattrice del “Calendario”, come ho accennato sopra, pretende che la mattina del giorno dopo quello della gasazione alcuni prigionieri di guerra russi erano ancora vivi.

 

D. Czech menziona la gasazione di centinaia di trasporti ebraici, a partire da quella di un trasporto di Ebrei slovacchi in data 4 luglio 1942, ma senza mai fornire non dico la minima prova, ma neppure  il minimo indizio documentario a sostegno della sua pretesa. Ella, come tutti gli storici olocaustici, presuppone aprioristicamente che tutti i detenuti non immatricolati fossero stati gasati.

 

Nella prima edizione tedesca del suo “Calendario”[18] figurano 91 trasporti di Ebrei provenienti dall’Ungheria tra il 2 maggio e il 18 ottobre 1944, da cui risultano immatricolate complessivamente 29.159 persone. Quanto al destino delle persone non immatricolate, D. Czech  sentenziava invariabilmente: «Die Übrigen wurden vergast» (i restanti furono gasati)[19].

 

Basandosi su questi dati, in un articolo apparso nel 1983, Georges Wellers concluse che nel 1944 erano stati deportati ad Auschwitz 437.402 Ebrei ungheresi in 87 treni, di cui, secondo i suoi calcoli, 27.758 erano stati immatricolati e i restanti 409.644 erano stati gasati immediatamente all'arrivo[20].

 

In realtà le deportazioni degli Ebrei ungheresi erano cessate l'8 luglio 1944. D. Czech fu successivamente costretta a riconoscere questo fatto e anche ad ammettere che decine di migliaia di Ebrei ungheresi furono accolti senza immatricolazione nei settori BIIe, BIIc, BIIb e BIII di Birkenau, che nei documenti vengono designati «Durchgangslager (campo di transito) KL Auschwitz II». Fatto notorio, perché già al processo Höss un testimone tenuto in grande considerazione da D. Czech, Otto Wolken, aveva dichiarato che nel 1944 le donne ungheresi erano state accolte inizialmente nel campo BIIc, dove dovevano dormire in due turni, poi nel Bauabschnitt (settore di costruzioni) III, dove furono alloggiate in 50.000[21].

 

Nella seconda edizione tedesca del “Calendario” sono registrati circa 25.000 detenuti non immatricolati che passarono per il “Durchgangslager”, ma il numero effettivo è di  almeno 98.600[22].

 

E che dire dei trasporti ebraici registrati da D. Czech tra il 5 maggio e il 18 agosto 1942 che sarebbero stati gasati interamente? Del loro arrivo ad Auschwitz non esiste neppure il più vago indizio documentario. Con questi finti trasporti la redattrice del “Calendario” lucra oltre 22.200 finti gasati. In tale contesto, ecco un altro esempio della sua serietà.

 

In data 8 novembre 1942 ella registra l'arrivo di due trasporti ebraici (uno dal distretto di Zichenau, l'altro da quello di Białystok) con 1.000 Ebrei ciascuno, che sarebbero stati tutti gasati all’arrivo[23].  Per entrambi i trasporti D. Czech indica come fonte il diario del dott. Kremer (sul quale ritornerò sotto):

 

«Questa è la dodicesima azione speciale (Sonderaktion) alla quale il dott. Kremer partecipa. (KL Auschwitz in den Augen der SS,op. cit., Diario di  Kremer, p. 232)».

«Questa è la tredicesima azione speciale (Sonderaktion) alla quale il dott. Kremer partecipa. (KL Auschwitz in den Augen der SS, op. cit., ., Diario di  Kremer, p. 232)»[24].

 

Questa fonte è smentita dall’opera stessa invocata da D. Czech. Nel libro “Auschwitz in den Augen der SS” (edizione del 1997) si legge infatti il seguente testo del diario del dott. Kremer:

 

«8 novembre 1942. Stanotte [ho] partecipato a due azioni speciali (Sonderaktionen) con fosco tempo autunnale piovoso (dodicesima e tredicesima)».

 

Dunque il dott. Kremer non menziona né l’arrivo dei due trasporti, né il numero dei deportati, che sono pertanto semplici invenzioni di D. Czech.

 

In nota Jadwiga Bezwińska e D. Czech  stessa (!) spiegano:

 

«Quel giorno furono internati Ebrei dal campo di concentramento di Lublino (Majdanek); 25 uomini furono ammessi al campo come detenuti, gli altri (non si sa quanti) furono gasati»[25].

 

Perciò D. Czech non ha mai avuto la minima prova dell’arrivo ad Auschwitz dei due trasporti summenzionati, che devono dunque essere considerati fittizi.

 

Spero che queste osservazioni siano sufficienti a dare un'idea di che cosa sia in realtà questa presunta “pietra miliare della storiografia su Auschwitz”.

 

Torniamo ad Adriana Chiaia, che continua così:

 

«Collotti riporta poi una citazione dal lavoro della Czech, che annota per la data del 2 settembre 1942: “il medico del campo SS Kremer scrive nel suo diario: ‘Presente per la prima volta ad un’azione speciale; fuori alle 3 di notte. In confronto qui l’Inferno di Dante mi sembra quasi una commedia. Non per niente Auschwitz è definito campo di sterminio!’”. E Collotti commenta:“potrebbe essere l’epigrafe dell’intero Kalendarium”».

 

Faurisson si era occupato in modo approfondito del diario del dottor Johann Paul Kremer già nel 1980[26], ma Adriana Chiaia, che pretende di confutarlo sul piano storico, non cita neppure di sfuggita le sue osservazioni al riguardo.

 

L'interpretazione olocaustica di questo documento presuppone - anche qui aprioristicamente e senza uno straccio di prova - che il termine “Sonderaktion” (azione speciale) che vi appare varie volte sia un “criptonimo” che designava le gasazioni omicide, al pari di altri termini come “Sonderbehandlung” (trattamento speciale), “Sonderbaumassnahme” (misura speciale), Sondertransporte” (trasporti speciali), “Sonderkeller” (scantinato speciale), “Spezialeinrichtung” (installazione speciale).

 

In riferimento ad Auschwitz - come ho ricordato (invano) più volte -, a questa presunta decifrazione gli olo-storici più preparati hanno dedicato al massimo qualche riga. La spiegazione del nuovo esperto mondiale di Auschwitz (dopo la morte di Jean-Claude Pressac), Robert Jan van Pelt, è veramente prodigiosa, un vero capolavoro di storiografia scientifica:

 

«Ogni volta che erano designati come installazioni di sterminio, i crematori venivano denominati Spezialeinrichtungen (installationi speciali) per la Sonderbehandlung (trattamento speciale) di detenuti. L'ultimo termine si riferiva all'uccisione»[27].

 

E questo è tutto in un libro su Auschwitz di oltre 500 pagine!

I numerosi documenti che ho trovato a Mosca mostrano invece che questi termini si riferivano a molti aspetti “normali” della vita del campo di Auschwitz – dalla disinfestazione e immagazzinamento degli effetti personali dei detenuti all’impianto di disinfestazione di Birkenau (Zentralsauna), alle forniture di Zyklon B per la disinfestazione, all’ospedale dei detenuti  (Häftlingslazarett) progettato nel settore BIII del campo di Birkenau, alla ricezione dei deportati e alla selezione degli abili al lavoro, ma non avevano in alcun caso una connotazione criminale, e la presunta “decifrazione”  proposta dalla storiografia olocaustica è storicamente e documentariamente infondata. Ho presentato la relativa dimostrazione, accompagnata da una selezione di 26 documenti, molti dei quali prima ignoti persino agli specialisti, nel libro “Sonderbehandlung” ad Auschwitz. Genesi e significato[28]. Per fare un solo esempio, un documento del 18 dicembre 1942 menziona una “Sonderaktion” (azione speciale)  che consistette nell'interrogatorio di tutti gli operai civili da parte della Gestapo dopo uno sciopero(!) per le ferie natalizie[29]. All'epoca infatti nel “campo di sterminio” lavoravano 950 operai civili[30].

 

Perfino il termine “Sonderkommando”, comunemente riferito ai detenuti pretesamente addetti alle gasazioni nei crematori, è fasullo, in quanto da un lato ad Auschwitz esistettero documentariamente almeno undici “Sonderkommandos”, dall'altro nessuno di questi si riferì mai al personale in questione, che invece veniva chiamato “Krematoriumspersonal” (personale del crematorio) oppure con il relativo  numero di “Kommando”: ad esempio,  206-B Heizer Krematorium I. u.II. 207-B Heizer Krematorium III. U. IV.”[31].

 

È ben vero che l'annotazione del dott. Kremer summenzionata dice che «in confronto a ciò l'inferno di Dante mi sembra una commedia», tuttavia Faurisson in questo contesto menziona una lettera di Kremer datata 21 ottobre 1942 nella quale egli scrive tra l’altro:

 

«A dire il vero non ho ancora una risposta definitiva, ma mi aspetto di poter essere di nuovo a Münster prima del 1° dicembre e di volgere così le spalle definitivamente a questo inferno di Auschwitz, dove oltre al tifo petecchiale ecc. ora appare anche il tifo»[32].

 

L’ “Inferno” di Auschwitz aveva dunque una inequivocabile relazione con il tifo e le altre malattie che  imperversavano al campo.

 

Veniamo infine al “campo di sterminio”. Rilevo subito che questa traduzione è inesatta. Il testo tedesco è  “das Lager der Vernichtung”, “il campo dello sterminio”[33]. Il significato reale di questa espressione si desume dal contesto storico.

 

Kremer  ricevette l’ordine di trasferimento ad Auschwitz il 28 agosto 1942 e giunse al campo il giorno 30. La sua prima annotazione dopo l’arrivo riguarda le malattie infettive che vi infuriavano:

 

«Al campo a causa di numerose malattie infettive (febbre petecchiale, malaria, diarrea)[vige la] quarantena».(Im Lager wegen zahlreicher Infektionskrankenheiten (Fleckfieber, Malaria, Durchfälle) Quarantäne)».

La quarantena era stata ordinata dal comandante Höss il 23 luglio come “chiusura totale del campo” (vollständige Lagersperre). Kremer arrivava nel momento in cui l’epidemia aveva raggiunto la massima intensità.

 

Nel mese di agosto erano morti 8.600 detenuti. Per due volte, il 19 e il 20, la mortalità aveva superato la soglia dei 500 decessi al giorno. Nella seconda metà del mese, dal 15 al 31, vi furono quasi 5.700 decessi, con una media giornaliera di oltre 330 decessi. All’inizio di settembre la mortalità media aumentò ulteriormente. Il 1° settembre morirono 367 detenuti, il 2 settembre 431.

 

Il confronto con gli altri campi di concentramento mostra che Auschwitz aveva un tasso di mortalità immensamente superiore. Nel complesso Mauthausen-Gusen nell’agosto 1942 morirono 832 detenuti, a Dachau 454 detenuti, a Buchenwald 335 detenuti, a Stutthof circa 300. Perfino il campo di Lublino-Majdanek, nonostante la sua altissima mortalità  di 2.012 detenuti, ebbe appena il 23% dei decessi che vi furono ad Auschwitz. Il 2 settembre 1942, dunque, per la sua altissima mortalità “naturale” (che non include le presunte gasazioni omicide) rispetto agli altri campi, Auschwitz era davvero “das Lager der Vernichtung[34].

 

Quanto al significato delle “Sonderaktionen” cui partecipò il dott. Kremer, qui posso soltanto accennare allo scenario generale in cui si collocavano.

 

Gli Ebrei che venivano deportati ad Auschwitz nel quadro dell'evacuazione nei territori orientali occupati (cioè i cosiddetti trasporti RSHA), arrivati al campo, subivano una selezione: gli abili al lavoro venivano immatricolati, gli inabili proseguivano il loro viaggio verso l'Est. Ciò è detto esplicitamente nel rapporto di Oswald Pohl, capo dell'Ufficio centrale economico e amministrativo delle SS (SS-WVHA), a Himmler del 16 settembre 1942:

 

«Gli Ebrei abili al lavoro destinati alla migrazione verso l’Est interromperanno dunque il loro viaggio e dovranno eseguire lavori nell’ambito degli armamenti».

(Die für die Ostwanderung bestimmten arbeitsfähigen Juden werden also ihre Reise unterbrechen und Rüstungsarbeiten leisten müssen”)[35].

 

La “ Ostwanderung” era appunto la deportazione ebraica all'Est.

 

Ad Auschwitz avvenivano selezioni anche tra i detenuti immatricolati, ma non certo per le “camere a gas”. Ad esempio, il 27 maggio 1943 l’SS-WVHA ordinò al comandante del campo di Auschwitz di trasferire al KL Lublino (Majdanek) «800 detenuti malati di malaria» (800 Malariakranke Häfltinge)[36]. Un documento successivo, il rapporto trimestrale del medico del campo di Auschwitz datato 16 dicembre 1943, spiega che  tutti i malati di malaria nel 1943 furono trasferiti al campo di  Lublino  perché esso si trovava in una zona priva di zanzara anofele[37]. Tra il gennaio e il marzo 1944 al campo di Lublino furono trasferiti circa 20.800 detenuti malati provenienti dai campi di Buchenwald, Flossenbürg, Neuengamme, Ravensbrück e Sachsenhausen, tra i quali circa 2.700 invalidi da Sachsenhausen e 300 ciechi da Flossenbürg[38].

Uno dei significati del termine “Sonderaktion” era l’internamento di un trasporto ebraico e  tutte le operazioni di ricezione e di smistamento  connesse. In questo contesto generale il dott. Kremer partecipò a varie “azioni speciali”, inclusi i due tipi di selezione esposte sopra.

 

Lublino si trova circa  280 km circa a nord-est di Auschwitz: se le “Sonderaktionen” che vi venivano attuate miravano alla “gasazione” di detenuti malati, perché i malati di malaria del campo furono inviati a Lublino? E perché 20.800 detenuti malati provenienti dai campi del Reich andarono a est di Auschwitz senza subire alcuna “gasazione”?

 

Adriana Chiaia passa poi ad occuparsi dell'intervista concessa da Faurisson nel 1979 a Storia Illustrata, che ella trae dal sito aaargh[39].

 

Non c'è proprio dubbio: costei, nel campo storiografico, è rimasta indietro di qualche decennio.

 

Indi ella espone i suoi nobili intenti:

 

«Nell’ambito di questo lavoro, mi limiterò a citare alcune risposte di Faurisson al suo intervistatore confrontandole con fonti storiche d’indiscutibile valore scientifico, allo scopo di metterle a disposizione dei compagni e dei lettori (e sono la maggioranza) che, assillati dai gravi problemi di lavoro e dalle sempre peggiori condizioni di vita, non hanno il tempo per informarsi direttamente».

 

Indi cita vari brani dell'intervista in questione - tra i quali questo: «I forni crematori costituivano un progresso dal punto di vista sanitario nel caso di rischi di epidemie» - e osserva:

 

«Viene fatto di commentare, con amara ironia, che, per ovviare a tale inquietudine, i nazisti provvidero alla ‘inumazione’ di migliaia di cadaveri, gettati nelle fosse, in determinate circostanze (quando: “Perfino le camere a gas risultarono insufficienti e si dovette ricorrere alle fucilazioni in massa…”) e nelle zone sovietiche occupate: vedi, ad esempio, il burrone di Babij Jar, nelle vicinanze di Kiev, dove per giorni e giorni funzionarono ininterrottamente le mitragliatrici, mentre venivano ammucchiati, strato su strato, i cadaveri di almeno ventimila ebrei e di persone di altre nazionalità».

 

Qui, a quanto pare, Adriana Chiaia vuole opporre la pratica ad Auschwitz (anche) dell'inumazione a quella (soltanto) della cremazione (ma a che scopo?). Come fonte (nota 10) ella cita “William L. Shirer, Storia del Terzo Reich, Giulio Einaudi Editore, Torino, 1962, pp. 1048-1049. Qui ella  menziona evidentemente di seconda mano, perché prende un grossolano abbaglio. Il testo da lei citato non avvalora affatto la sua tesi:

 

«Perfino le camere a gas risultarono insufficienti e si dovette ricorrere alle fucilazioni in massa secondo la tecnica degli Einsatzkommando. I corpi venivano semplicemente buttati in fosse e bruciati, alcuni solo parzialmente, e una livellatrice vi gettava sopra della terra»[40].

 

Dunque qui non si tratta di inumazione, ma delle fantomatiche “fosse di cremazione”[41].

 

Per quanto riguarda la storiella delle “fucilazioni in massa” quando le presunte camere a gas di Auschwitz “risultarono insufficienti”, essa (tra i testimoni fondamentali, quelli che asserivano di aver fatto parte del cosiddetto “Sonderkommando”)  fu sostenuta soltanto da Miklos Nyiszli. Secondo la storiografia olocaustica attuale (non quella di quarant'anni fa), l'eccedente delle presunte vittime che, nell'estate del 1944, non trovava posto nei crematori di Birkenau, fu gasata nel cosiddetto “Bunker 2 e cremata in “fosse di cremazione” vicine, che in realtà non sono mai esistite. Secondo Nyiszli, invece, in riferimento agli stessi luoghi e allo stesso periodo, il “Bunker 2 non era affatto una struttura di gasazione, ma un semplice spogliatoio per le vittime,  che venivano uccise ad una ad una con un colpo alla nuca sul ciglio di due inesistenti “fosse di cremazione”.

 

Infine, l'unica prova materiale della fucilazione di “almeno ventimila” vittime a Babi Jar è una fotografia sovietica che mostra “Resti di scarpe e di vestiti di cittadini sovietici fucilati dai Tedeschi”![42].

 

Adriana Chiaia continua poi  la sua “confutazione”:

 

«Sulle ditte fornitrici del gas Zyklon (o Ciclon [quando mai! C.M.][43]) B (in quantità industriale) e sulle ditte specializzate nella costruzione di forni crematori e delle relative attrezzature (ascensori, carrelli trasportatori di cadaveri) esiste la documentazione incontrovertibile degli originali delle relative offerte, ordinazioni e fatture.

Per non parlare della responsabilità dei banchieri, che erano a conoscenza dell’origine degli oggetti di valore sottratti ai deportati (persino le protesi dentarie d’oro strappate ai cadaveri!), vero e proprio bottino di guerra che veniva depositato nelle banche, come risultò nel processo di Norimberga».

 

Sul primo punto ripeto ciò che ho già rilevato altrove[44]. Poiché lo Zyklon B fu usato notoriamente in tutti i campi di concentramento tedeschi a scopo di disinfestazione, come si potrebbe dedurre dalle ordinazioni di questo insetticida che esso fu usato a scopo omicida? Ad esempio, Kurt Gerstein esibì dodici fatture della Degesch a suo nome relative alla fornitura di 2.370 kg di Zyklon B dal 16 febbraio al 31 maggio 1944, 1.185 kg per Auschwitz e 1.185 kg per Oranienburg. Da che cosa si può desumere che la fornitura di Zyklon B ad Auschwitz sia la “prova” di uno sterminio in massa, dato che a Oranienburg (Sachsenhausen) non fu attuato alcuno sterminio in massa in camere a gas omicide a Zyklon B? Anche i forni crematori furono installati e usati in tutti i campi di concentramento, sicché la relativa “documentazione incontrovertibile” non dimostra nulla circa il presunto sterminio in massa.

 

Per il secondo punto Adriana Chiaia (nota 11)  rimanda di nuovo al libro di Shirer menzionato sopra. Qui si tratta di una rapina sistematica e su vasta scala effettuata su persone vive (all'arrivo di un convoglio ebraico a Birkenau, i deportati dovevano abbandonare i loro averi sulla cosiddetta rampa, che essi venissero immatricolati o inviati senza immatricolazione nel “campo di transito” o gasati. Ciò non prova affatto uno sterminio effettuato in camere a gas.

 

Veniamo alla questione delle “protesi dentarie d’oro strappate ai cadaveri”.

 

Nei crematori di Birkenau esisteva una “Häftlingszahnstation des K.L. Auschwitz” (laboratorio dentistico dei detenuti) la quale provvedeva alla rimozione dei denti d’oro dalla bocca dei cadaveri prima della cremazione. Per ogni cadavere veniva redatto un rapporto alla Sezione Politica del campo nel quale veniva indicato il numero di matricola del detenuto, il numero e il tipo di metallo dei denti estratti[45]. Negli archivi del Museo di Auschwitz sono conservati numerosi rapporti dai quali risulta che, dal 16 maggio al 10 dicembre 1942, a 2.904 cadaveri di detenuti immatricolati furono estratti 16.325 denti d'oro[46], ma non esiste un solo rapporto che si riferisca all'estrazione di denti d'oro ad un detenuto non immatricolato, cioè a un presunto gasato.

 

Dunque neppure l'oro dentario dei cadaveri dimostra uno sterminio in camere a gas.

 

Ed ecco l'incredibile commento di Adriana Chiaia:

 

«Incurante di queste prove ineccepibili, il Faurisson spende pagine e pagine per dimostrare l’impossibilità ‘tecnica’ dell’uso delle camere a gas».

 

Le “prove ineccepibili” sarebbero gli argomenti insulsi che ho discusso sopra!

 

Ella continua:

 

«Uno dei suoi argomenti è il pericolo mortale cui sarebbero stati esposti i guardiani dei campi nell’estrarre dalle camere a gas i cadaveri intrisi della sostanza velenosa. E qui arriva a falsificare la testimonianza di Höss, uno dei comandanti del campo di Auschwitz