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Benvenuti nella nostra pagina introduttiva al revisionismo storico!


Qui di seguito troverete le domande che vengono fatte più sovente a proposito del revisionismo (o riesame dell'olocausto). Troverete le nostre risposte, su questa pagina, cliccando semplicemente sulla domanda col vostro mouse. Se avete altre domande, per favore, non esitate a porcele: Castle Hill Publishers, PO Box 118, Hastings TN34 3ZQ, Inghilterra; mail: question@vho.org. Ora però ci auguriamo che vi divertiate un po' nell'apprendere molte cose sorprendenti, leggendo leggendo le nostre risposte alle domande più frequenti, oppure dando un'occhiata alla nostra sezione dei ...


TESTI REVISIONISTI


Domande e risposte

  1. Che cos'è il revisionismo?
  2. Perchè il "revisionismo storico"?
  3. Perchè il revisionismo, inteso come riesame dell'olocausto?
  4. Che cosa s'intende per "olocausto" o "shoah"?
  5. Che cosa afferma il revisionismo inteso come riesame dell'olocausto?
  6. Da dove spuntano le molte foto di montagne di cadaveri nei campi di concentramento?
  7. Si fa una differenza se le vittime sono morte a causa d'epidemie o nelle camere a gas?
  8. Non fa tutt'uno quanti ebrei siano morti durante il Terzo Reich, dal momento che anche mille ebrei sarebbero già troppi?
  9. Le vittime ebree non meritano rispetto e riparazione?
  10. Chi sono i revisionisti? (O chi riesamina l'olocausto?)
  11. Che cosa vogliono questi revisionisti?
  12. Il revisionismo (o riesame dell'olocausto) è illegale?
  13. Dove posso apprendere altro sul revisionismo (o riesame dell'olocausto)?

Hai altre domande? Per favore, non esitare a porcele: question@vho.org


  1. Che cos'è il revisionismo?

    La parola "revisionismo" viene dal vocabolo latino "revidere" - riesaminare. Il riesame di teorie tradizionali è qualcosa di assolutamente normale, e ciò, tanto nelle scienze naturali e nella tecnica, quanto nelle scienze sociali, a cui appartiene la ricerca storica. La scienza non è uno stato, ma un avvenimento, cioè l'acquisizione di nuove conoscenze per mezzo della ricerca di prove. Se - per mezzo della continua ricerca - si trovano nuove prove o se - da parte di ricercatori critici - si scoprono errori in antiche dimostrazioni, ciò conduce spesso a modifiche di vecchie teorie ed, a volte, perfino a doverle mandare al macero...

    Con l'espressione "revisionismo" s'intende perciò il metodo di riesaminare criticamente e sotto la lente d'ingrandimento vecchie teorie e vecchie affermazioni scientifiche, di riesaminare le loro conclusioni, e d'investigare se nuove prove possibilmente confutino o modifichino tesi e idee tramandate. Il tentativo di riesaminare e di confutare tesi e concetti tramandati è una parte integrante della scienza. Solo là dov'è permesso esporre certe affermazioni e teorie ai più duri tentativi di confutazione, si può controllare quanta verità è contenuta in queste affermazioni e teorie, e quindi avvicinarsi alla verità. 

    Si confronti a questo proposito il contributo del Dr C. Nordbruch nell'edizione del 12/6/1999 del quotidiano Neuer Zürcher Zeitung

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    Finora si credeva che l'America fosse stata colonizzata dal genere umano solo da 20.000 anni. Recentemente però si son trovati oggetti che potrebbero rimontare a 250.000 anni fa, vedere il resoconto di V. Steen-McIntyre.

  1. Perchè il "revisionismo storico"?
  2. Anche le nostre opinioni sulla storia vengono investigate sempre più criticamente se si trovano nuove prove. Le tesi della ricerca storica hanno bisogno d'essere riesaminate in modo particolarmente critico in due casi, ovvero:

    1. se si ha da fare con fatti che son successi molto tempo fa e sui quali esistono solo poche prove;
    2. se si tratta di avvenimenti degli ultimi anni, cosicchè la nostra opinione su di essi può avere un grande influsso politico sul mondo attuale.

     

    Nel primo caso nuove prove, anche se poche, possono mandare a gambe all'aria intere pagine della storia. Per esempio, si riesamina attualmente la vecchia opinione che l'America sia stata colonizzata dagli europei solo da qualche secolo. Ritrovi archeologici dimostrano manifestamente che, non solo i vichinghi hanno raggiunto l'America già verso il decimo secolo, ma anche che uomini, con connotati europei, vivevano lì già circa 10.000 anni fa [vedere per esempio l'articolo di John Nugent,  "Who were the real indigenous peoples of America?" (Chi erano i veri primitivi dell'America?).

    Nel secondo caso vale, per esempio dopo le guerre, il vecchio proverbio che il vincitore scrive la storia, e i vincitori scrivoro la storia raramente in modo obbiettivo. Il riesame dell'interpretazione degli avvenimenti storici, distorta dalle potenze vittoriose, è spesso possibile solo se non c'è più nessuno scontro tra vincitori e vinti. Ma la cosa può tardare anche secoli. Dato che la ricerca storica non ha praticamente nessuna importanza per il "libero mercato", quasi tutti gli istituti di ricerca storica del mondo vengono finanziati dai loro paesi. Non c'è, pertanto, quasi nessun istituto libero ed indipendente; in particolare, nel campo della storia contemporanea, dove ogni stato ha fortissimi interessi politici. Si dovrebbe perciò essere profondamente diffidenti dinanzi alle argomentazioni della scrittura ufficiale della storia contemporanea, poichè, come dice il vecchio proverbio tedesco, ..."io mangio proprio di pan il filone di chi intono la canzone"! Per questo il riesame critico, ovvero il revisionismo, è così importante per la storia recente - e, nello stesso tempo, così malvisto dai potenti di questo mondo!

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  1. Perchè il revisionismo, inteso come riesame dell'olocausto?

    L' olocausto non è un affare di fede, ma fa parte della storia, e soggiace quindi alle regole della ricerca storica proprio allo stesso modo di tutti gli avvenimenti storici. Anche le nostre opinioni sull'olocausto debbono quindi poter sopportare una ricerca critica. E se, in considerazione di nuove prove, od anche solo per il motivo che vecchie prove ed affermazioni risultino false, ne deve risultare una modifica nelle nostre opinioni. Dato che non può mai essere moralmente riprovevole esser critici di fronte ad un'affermazione scientifica e cercare di confutarla, non può essere nemmeno riprovevole avere un approccio critico e diffidente con le rappresentazioni dell'olocausto imposteci dalla storia ufficiale. Naturalmente, purché tutto ciò avvenga con spirito obbiettivo, in buona fede, e fintanto che lo scetticismo sia fondato.

    La maggioranza della gente sa che i potenti di questo mondo, ed in particolare i potenti in Germania, non amano un punto di vista critico di fronte all'olocausto, punendolo con la massima durezza. Qui si dimostra ciò che è stato esposto alla domanda n.2: i potenti della nostra epoca hanno evidentemente un enorme interesse politico nel mantenere l'immagine dell'olocausto che ci hanno imposto, adoperando ogni coercizione statale. Il principale motivo di una tale durezza nella repressione del "libero pensiero" è da ricercare negli interessi economici, politici e propagandistici della lobby più importante nell'occidente "libero e democratico": la lobby ebraica. Tali interessi sono stati dettagliatamente esposti de un ebreo: il politologo statunitense Prof. N.G.Finkelstein nel suo libro "The Holocaust Industry" (L'industria dell'olocausto). Si tratta di un testo che merita senz'alto di essere letto. Rispetto alle diffusissime invenzioni e distorsioni riguardo all'olocausto il Prof. Finkelstein deplora persino che in questo campo non ci siano più scettici! Anche il Prof. Raul Hilberg, noto ricercatore su questo argomento, fa intendere ripetutamente che la  superficialità e la mancanza di controlli di qualità storiografica sono i problemi principali nelle ricerche sull'olocausto. Si ricercano dunque d'urgenza degli scettici!

    Il tabù dell'olocausto non serve solo agli interessi della lobby ebraica, ma anche dell'ordine del dopoguerra creato dagli alleati, ordine la cui credibilità dipende dall'immagine degli avvenimenti storici imposta dai vincitori. In questa immagine della storia, l'olocausto è posto in posizione centrale. Inoltre ne va anche dell'egemonia politica e culturale di circoli d'orientamento internazionalistico o egalitaristico a cui l'immagine generalmente accettata dell'olocausto è veramente congeniale. Inoltre tale immagine funge da supporto nella lotta contro ogni tentativo d'indipendenza intesa come indipendenza etnica o nazionale. E questo perché, in fin dei conti, i movimenti d'indipendenza nazionale presuppongono il nazionalismo, e questo è notoriamente cattivo, dato che, si dice, abbia condotto già una volta alle camere a gas di Auschwitz...

    Inoltre molti politici tedeschi sanno perfettamente che la Germania sarebbe terribilmente posta sotto pressione da parte dell'estero se si tollerasse un punto di vista critico di fronte all'olocausto, anche solo accennato...

    In fine è in gioco anche la credibilità di tutti quelli che si sono organizzati il loro mondo sotto la stella polare dell'olocausto, e che, anche se solo dubitassero, andrebbero incontro moralmente e socialmente ad una totale bancarotta. Sono perciò anche semplicissimi motivi psicologici ed egoistici che rendono impossibile a molti intellettuali il solo dubitare del proprio modo di vedere le cose.

A questo punto è necessario precisare che noi non abbiamo nessuna intenzione di pronunciarci pro o contro l'internazionalismo, o l'egualitarismo Il fatto è che ci sono oggi molti gruppi lobbystici, enormemente potenti, che vogliono impedire, ad ogni costo, un approccio critico con l'olocausto. In scala mondiale è proscritto dubitare dell'olocausto. Nei paesi di lingua tedesca lo si punisce con molti anni di reclusione (§130, capoverso 3 del codice penale tedesco, §3h della legge austriaca dei divieti, §216bis del codice penale svizzero.) Già solo questo dovrebbe rendere diffidente ogni persona che rifletta in modo critico sul perchè i potenti di questo mondo hanno un bisogno così indispensabile dell'attuale immagine dell'olocausto.

Pfarrer Viktor R. Knirsch, Kahlenbergerdorf

A questo proposito citiamo il parroco cattolico Viktor R.Knirsch di Kahlenbergerdorf (Austria) (foto a destra):

    "È diritto di chi cerca la verità poter dubitare, ricercare e soppesare. E dovunque si proibisca questo dubitare e soppesare, dovunque la gente reclami che le si debba credere, è evidente un'alterigia bestemmiatrice che fa riflettere. Se ora quelli, di cui mettete in dubbio le tesi, hanno la verità dal loro lato, essi accetteranno serenamente tutte le domande e risponderanno pazientemente. E non nasconderanno le loro prove ed i loro documenti. Se però essi mentono, allora faranno appello alla giustizia. In questo li si riconoscerà. La verità è sempre serena. La menzogna invece grida giustizia terrena."

E in conclusione volevamo sottoporvi un'altra interessante riflessione. A parlare è una nota esponente della lobby ebraica: Lea Rosh. Nell'annuncio pubblicitario finalizzato ad ottenere fondi per la costruzione di un monumento in ricordo dell'olocausto, Lea Rosh profetizza, in relazione a quanti asseriscono che non c'è mai stato nessun olocausto questa verità scioccante:

    "'l'olocausto non c'è mai stato''Ci sono sempre molti che lo asseriscono. e tra 20 anni saranno ancora di più. Per questo donate [denaro]per il monumento in memoria degli ebrei d'Europa assassinati."

Click to enlarge.Ci sono buone ragioni per i presentimenti di Lea Rosh. Le nostre conoscenze su ogni normale avvenimento storico aumentano infatti con l'andar del tempo. E questo non forse per un motivo qualsiasi, malgrado la circostanza che muoiano i testimoni di quell'avvenimento, ma in certo modo perfino perchè muoiono quelli che vi hanno partecipato. Poichè coloro che sono intervenuti con la propria presenza attiva in avvenimenti storici hanno sempre anche interessi personali e le loro descrizioni son perciò spesso distorte. Vincere questa tendenza alle distorsioni è spesso solo possibile se non si deve avere nessun riguardo a queste persone e ai loro lobby, specialmente se si tratta di persone o istituzioni influenti.

Se dunque è giusta la dichiarazione che tra vent'anni saranno ancor più numerosi quelli che sono del parere che "l'olocausto non c'è mai stato", allora ci debbono essere ragioni che non si trovano in loro ma nelle nostre crescenti conoscenze sull' "olocausto" e nello svanire dell'influsso di quelle persone e di quei gruppi di potere che hanno forti interessi non obbiettivi riguardo al modo di scrivere la storia dell'olocausto.

Sarebbe per esempio proprio assurdo asserire che, solo perchè son morti tutti coloro che hanno partecipato alle uccisioni in massa durante la rivoluzione francese, il numero di coloro che dubitano di questi assassini crescerebbe sempre più. La nostra conoscenza degli avvenimenti storici non dipende appunto dai testimoni ancora in vita ma si rivela attendibile proprio quando viene alla luce senza di loro. I dubbi su date opinioni su certi avvenimenti storici son sempre aumentati solo quando ci son state solide ragioni obbiettive per giustificarli.

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  1. Che cosa s'intende per "olocausto" o "shoah"?

    Per olocausto (parola greca che significa cremazione completa d'animali sacrificati), o anche shoah (parola greca che significa catastrofe), s'intende l'annientamento quasi completo e violento d'un gruppo umano ben definito, in questo caso degli ebrei che si trovavano nella sfera di potere del Terzo Reich. Non ne fanno parte la privazione dei propri diritti, le espulsioni e le deportazioni come anche gli arresti in vista d'esecuzione di lavoro forzato, cose cioè che sempre sono esistite ed esistono, poichè da tutto ciò non consegue per forza un tentativo di genocidio del gruppo umano colpito dalle suddette misure. Certo, davanti a tutti si desta spesso l'impressione che già la privazione dei propri diritti faccia parte dell'olocausto, ma se fosse così si dovrebbero considerare già come parti d'un olocausto la privazione dei propri diritti dei palestinesi in Israele e nei territori occupati dagli israeliani o la mancanza (parziale) di diritti degli indiani e dei neri negli Stati Uniti fino nella metà del ventesimo secolo

    L'immagine storica vigente dell'olocausto degli ebrei è caratterizzata dai punti seguenti:

    1. La volontà del regime nazista di perpetrare il genocidio degli ebrei;
    2. Un piano del governo nazista in vista del suddetto genocidio;
    3. Un'organizzazione statale e un bilancio in vista dell'esecuzione di questo piano;
    4. Armi o metodi d'uccisione in massa d'alta tecnologia in vista del raggiungimento di questo scopo, e qui hanno un ruolo speciale le camere a gas destinate ad uccidere esseri umani, come anche le fucilazioni in massa dietro il fronte russo;
    5. Tecniche d'eliminazione dei cadaveri, cioè crematoi o roghi con sufficiente capacità e sufficiente combustibile.

    Le pretese uccisioni in massa nelle camere a gas a rapido effetto, come anche, subito dopo, l'incenerimento dei cadaveri nei crematoi, dunque un assassinio in massa, a catena di montaggio, progettato a sangue freddo e condotto a termine, sono designati come "unici" e fanno risaltare l'olocausto su tutto ciò che c'è stato finora nella storia dell'umanità.

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  2. Che cosa afferma il revisionismo (o riesame dell'olocausto)?

    A motivo di false descrizioni fatte in pubblico occorre innanzi tutto una rettifica di ciò che il revisionismo (o riesame dell'olocausto) non afferma:

    Tutte queste azioni ingiuste del regime nazista non son messe in dubbio dal revisionismo (o riesame dell'olocausto). Agli occhi dei revisionisti esse non hanno però niente da fare con l'olocausto, inteso come uccisione in massa progettata e tecnicizzata, soprattutto con l'aiuto delle camere a gas, vedere domanda n°4.

    I revisionisti affermano invece:

    1. Non c'è stato nessun ordine del governo nazista di perpetrare il genocidio fisico degli ebrei (vedere R. Widmann);
    2. Non c'è stato nessun piano del governo nazista in vista del suddetto genocidio;

      Raul Hilberg

    3. Non c'è stata nessuna organizzazione statale e nessun bilancio in vista dell'esecuzione di questo preteso piano (è classico vedere su di ciò il più prominente ricercatore -su scala mondiale- R. Hilberg: « Ma ciò che cominciò nel 1941 non era nessun tentativo di genocidio [degli ebrei], pianificato in anticipo e organizzato da un ufficio centrale . Non c'è stato nessun piano e nessun bilancio per questi provvedimenti di genocidio. Essi [questi provvedimenti] ebbero luogo facendo un passo dopo l'altro, eseguendo un provvedimento dopo l'altro. Ciò accadde perciò non certamente eseguendo un piano ma per un'incredibile coincidenza d'intenzioni, una concordante lettura nei pensieri altrui d'una burocrazia [tedesca] di ben grande portata
    4. In lavori di ricerca dettgliati sugli ex-campi di concentramento tedeschi si è mostrato: non c'è stata nessun'arma o nessun metodo d'alto sviluppo tecnico per le pretese uccisioni, e soprattutto nessuna camera a gas destinata all'uccisione d'esseri umani (vedere a questo proposito G. Rudolf, J. Graf; Mattogno, C. Mattogno, F. Berg). Anche i resoconti di fucilazioni in massa dietro il fronte russo sono per lo meno molto esagerati e tolti dal loro contesto (vedere a questo proposito H. Tiedemann e G. Rudolf/S. Schröder);
    5. Non c'è stata nessuna tecnica e nessun combustibile sufficiente con cui le pretese quantità gigantesche di cadaveri si sarebbero potute eliminare; la capacità dei crematoi esistenti non bastava per incenerare le vittime di iponutrizione, malattie ed epidemie (vedere su di ciò le ricerche di C. Mattogno e A. Neumaier).
    6. Non c'è nemmeno nessun documento che dimostri l'esistenza di camere a gas destinate ad uccidere esseri umani (vedere su di ciò G. Rudolf e W. Rademacher), e nemmeno tracce materiali delle pretese uccisioni in massa (vedere i rinvii incrociati dati ai punti 4 e 5, R. Krege come anche J.C. Ball (anche qui)). Tutte le "prove" riposano soltanto su deposizioni di testimoni dei quali è sufficientemente noto che non sono affidabili nella questione dell'olocausto (vedere F. Faurisson, M. Köhler e J. Graf).
    7. Malgrado massicce attività, di servizi segreti, di gruppi di resistenza e di partigiani, nei territori occupati dai tedeschi, anche e proprio nelle vicinanze dei campi di concentramento tedeschi, tutti i nemici della Germania nella seconda guerra mondiale si comportarono come se non ci fosse stato nessun tentativo di genocidio degli ebrei. Solo dopo la sconfitta della Germania, quando il governo tedesco non poteva opporre nessuna contraddizione, si sentì parlare di aspri giudizi di biasimo per preteso tentativo di genocidio. (vedere A. Butz)
    8. Ricerche statistiche esatte sulla popolazione di fede ebraica viventi nel mondo mostrano chiaramente che le sue perdite durante la seconda guerra mondiale neppure approssimativamente ammontano a sei milioni d'individui. La vera cifra si trova probabilmente ben al di sotto del milione d'individui (vedere su di ciò le ricerche di W.N. Sanning and G. Rudolf)

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  3. Ma che cosa ne è delle molte foto di montagne di cadaveri nei campi di

    Foto di morti per tifo in una fossa comune del campo di concentramento di Bergen Belsen, presa dalle truppe britanniche.

    L'immagine qui sopra d'una fossa comune del campo di concentramento di Bergen-Belsen è un rappresentante tipico di tutta una serie di simili foto. Queste foto vengono mostrate alla televisione o senza commenti o però con l'affermazione, che trae in inganno, che queste siano vittime dell'olocausto. Ma in realtà si tratta di vittime di epidemie, per la grande maggioranza dei morti che si trovarono alla liberazione dei campi di concentramento alla fine della guerra. Ciò risulta già dallo stato dei cadaveri. Se le vittime fossero state assassinate, esse non sarebbero dimagrite completamente. Se fossero morte di fame, avrebbero avuto edemi dovuti alla fame, articolazioni gonfie e ventri gonfi d'acqua. I medici riconoscono alla vista di queste foto che si tratta in questo caso di vittime d'un'epidemia tifoide.

    Del resto tali foto vengono soltanto dai campi di concentramento occidentali (per esempio Dachau, Bergen-Belsen, Buchenwald), dove non c'è più nessuno storico serio che al giorno d'oggi asserisca ci sia stato un tentativo di genocidio (vedere M. Weber). Ma dai campi di concentramento dove oggi si asserisce ci sia stato un tentativo di genocidio (Auschwitz, Treblinka, Belzec, Sobibor, Chelmno, Majdanek) non c'è venuta nessuna foto di questo genere. Tutti questi campi di concentramento si trovano in regioni che caddero sotto controllo sovietico alla fine della guerra. I sovietici non pubblicarono però nessuna foto di montagne di cadaveri o di fosse comuni e non permisero nemmeno a nessun giornalista, medico o esperto in altri campi di esaminare qualsiasi oggetto, sulla qual cosa si potrebbe scrivere all'infinito. Dalla fine degli anni 80 i revisionisti esaminano i luoghi dove si pretende ci siano stati assassini, ma ne vengono impediti dalle autorità del luogo con tutti i mezzi.

    Probabilmente per mancanza di altre foto continua ancora ad accadere che le vittime della fame, del tifo o d'altre cause a causa di'alimentazione insufficiente e di mancanza d'igiene nei campi di concentramento occidentali verso la fine della guerra siano rappresentate come vittime d'un assassinio in massa premeditato. In realtà le condizioni dei campi di concentramento alla fine della guerra, che sembravano infernali agli imparziali spettatori alleati, davano l'impressione che in questi campi di concentramento fossero state perpetrate uccisioni in massa premeditate, di modo che i primi resoconti degli alleati sembrarono abbastanza chiari. Queste condizioni furono però provocate da circostanze che non dovevano essere giustificate dal solo governo del Reich: verso la fine della guerra Himmler aveva ordinato -certo senza buon senso- d'evacuare verso l'interno del pase i campi di concentramento vicini al fronte, la qual cosa rese disperatamente sovraffollati i campi di concentramento rimasti. Contemporaneamente, a causa dei bombardamenti terroristici crollò l'intera infrastruttura del Terzo Reich, e così anche i rifornimenti sanitari, medici e alimentari dei campi di concentramento sovraffollati.

    Il rispettato storico di sinistra Norbert Frei ha riassunto come segue il fatto che le montagne di cadaveri nei campi di concentramento liberati siano stati interpretate innanzi tutto dagli americani in modo completamente falso (Vierteljahrshefte für Zeitgeschichte, 35 (1985) p.400):

  4. "Lo shock delle scoperte condusse spesso a conclusioni che in seguito si rivelarono in parte come tenaci pregiudizi.»

    Naturalmente un governo che rinchiuda in campi di concentramento esseri umani, è responsabile di questi uomini in tutte le circostanze. Uomini rinchiusi a torto erano perciò anche allora vittime del Terzo Reich se "solo" fossero state vittime d'un'epidemia. Certo non si può non notare in questo caso che l'intera Germania era alla fine della guerra un gigantesco ammasso di montagne di cadaveri: nelle città tedesche ci furono 600.000 vittime a causa dei bombardamenti degli alleati; dappertutto infierivano fame ed epidemie, di cui furono vittime milioni fino alla fine del 1949; in Germania dell'Est e nella Repubblica Ceca ci furono tre milioni di vittime tedesche assassinate da serbi, cechi, polacchi e russi, durante le loro espulsioni; nei campi di concentramento dei vincitori occidentali vegetarono milioni di giovani tedeschi, e di questi circa un milione perì; innumerevoli centinaia di migliaia furono strascinate dai sovietici ai lavori forzati dei loro gulag, la maggior parte con un addio per sempre. Nei mezzi di comunicazione si mostra però solo una specie di cadaveri, e cioè quelli dei campi di concentramento. Ognuno si domandi perchè.

    La dignità e il rispetto che rendiamo alle vittime di tutti i delitti può però dipendere dalla loro nazionalità?

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  5. Ma si fa una differenza se le vittime sono morte a causa d'epidemie o nelle camere a gas?

    Dal punto di vista della vittima e della sua sofferenza personale non c'è in linea di principio nessuna differenza. Si potrebbe perfino alzare la dichiarazione ancora di più dicendo che è meno spiacevole morire presto d'una dose eccessiva di veleno piuttosto che lentamente d'un'epidemia. Ma nelle considerazioni presenti non si tratta dell'intensità della sofferenza delle vittime, che nessuno mette in dubbio.

    Ne va qui innanzi tutto dell'esattezza storica di ciò che è stato costatato, e quindi naturalmente della responsabilità morale dei colpevoli o del "popolo colpevole" tedesco e delle conseguenze che ne risultano. Dal punto di vista dello storico come anche del colpevole c'è certamente una differenza gigantesca, se un uomo fu vittima d'un'epidemia che non si poteva impedire o vittima d'un tentativo di genocidio pianificato ed eseguito industrialmente in mattatoi chimici d'uccisione in massa sviluppati specialmente a questo scopo. Ci sono sempre state nella storia dell'umanità epidemie, carestie catastrofiche ed altre specie di morti su larga scala a causa di trattamenti ingiusti e di sbagliate pianificazioni o sconfitte politiche e/o militari.

    Qui ne va dell'unicità storica, e innnanzi tutto morale, del delitto di tentativo industriale di genocidio di una determinata popolazione. Per questo delitto unico son resi responsabili non solo singoli colpevoli ma tutto il popolo tedesco. Oggi se ne deducono tutte le forme del trattamento particolare e negativo dei tedeschi (arresti collettivi, debito ereditario), come anche del trattamento particolare e positivo delle vittime reali o presunte del loro tentativo di genocidio (vedere a questo proposito Norman Finkelstein).

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  6. Non fa tutt'uno quanti ebrei siano morti durante il Terzo Reich, dal momento che anche mille ebrei sarebbero già troppi?

    Doubtless it is correct that even one is one too many, and really one must go even farther than that: even those measures of Third Reich persecution which did not result in outright deaths were in every respect unacceptable. But this is not a valid argument against the statistical investigation of the 'whether' and 'how' of the destruction of the Jews, and for three reasons.

    Senza dubbio è giusto che già una sola vittima è una vittima di troppo (e non solo 1000!). Anzi si deve andare perfino più lontatno: Anche le misure di persecuzioni del Terzo Reich, e di persecuzioni che non conducevano alla morte, erano già ad ogni riguardo inaccettabili. L'obiezione non vale però come argomento contro la ricerca della problematica sull'esistenza del tentativo stesso di genocidio degli ebrei e sul come esso è avvenuto, e cioè per tre ragioni.

    In primo luogo già sola essa non ha successo dato che il numero delle vittime è sacrosanto da decenni. Se non si tenesse al numero delle vittime questo numero non sarebbe protetto come un tabù sia sociale che perfino protetto dal diritto penale. Manifestamente dietro la cifra dei sei milioni sta però più che il solo fatto che ciò contenga un'abbondanza di singoli destini: Ne va d'un simbolo, a cui non si vorrebbe rinunciare, dato che dubbi giustificati su questo numero possono presto condurre ad una indesiderabile messa in discussione d'altri insiemi dell'olocausto. Tanto meno si vorrebbe contestare ad ogni singola vittima la tragedia d'un destino individuale, tanto più la scienza deve esigere che dev'essere sempre possibile discutere sulle cifre. È addirittura schizofrenico che da un lato quelli che mettono in dubbio la cifra dei sei milioni vengano proscritti socialmente o perfino penalmente, e che però d'altro lato giustizia e società, all'affiorare di validi argomenti contro la cifra dei sei milioni, improvvisamente si ritirino dal contare il numero dei milioni, lo dichiarino poco importante e insistino sulla dignità già solo della prima vittima. La cifra dei sei milioni è una misura protetta dal diritto penale o è poco importante?

    In secondo luogo - e questo è l'argomento principale - la valutazione moralmente corretta che già una sola vittima sia di troppo non può costituire in linea di principio un'obiezione contro una ricerca scientifica di questo avvenimento storico. Ciò innanzi tutto non già perchè alla scienza debba essere sempre permesso di cercare e trovare risposte esatte a domande precise. Che cosa si dovrebbe pensare di qualcuno che non permettesse ad un fisico di trovare quali valori esatti siano ottenuti dai suoi esperimenti di detonazione perchè già un valore inferiore sarebbe terribilmente sufficiente? Un fisico che si sottomettesse a questa assurda richiesta dovrebbe obbligatoriamente giungere a falsi risultati e costituirebbe perciò un pericolo pubblico per ogni società. E così è anche con la ricerca storica: Se si vietano ricerche esatte e critiche perchè uno le considera moralmente insopportabili, se ne deve dedurre obbligatoriamente che i risultati d'una tale ricerca storica tenuta al guinzaglio non danno affidamento o sono falsi. Dato che le conoscenze della nostra storia recente hanno un influsso immediato sulla politica, anche la politica non dà perciò affidamento o diventa semplicemente mal consigliata ed influenzata. È proprio il nocciolo di ogni scienza accertare e dover accertare cifre e valori esatti. Ciò che vale nelle scienze d'ingegneria, nella fisica e nella chimica, non può improvvisamente essere abolito nella ricerca scientifica per motivi politici -salvo se si è pronti a mettersi in movimento intellettuale giù verso l'oscuro medio evo o perfino più indietro verso la più alta antichità.

    In terzo luogo il giudizio moralmente corretto che già una vittima è di troppo non può essere un'obiezione contro una ricerca scientifica di questo delitto speciale ed unico. Per un delitto che si dica eccezionalmente riprovevole si deve almeno ammettere ciò che vale per ogni delitto, che cioè venga sottoposto ad un'inchiesta dettagliata, ed che anzi debba esser sottoposto ad una tale inchiesta. Io vado perfino più lontano: Chi voglia postulare un delitto "unico", deve accettare un'inchiesta "unica" del delitto che si rinfacci, prima di accettare o presupporre la sua "unicità". Se invece si tenta di proteggere da un'inchiesta questo delitto che si dica "unico" con una impreparazione morale, ci si rende se stessi colpevoli d'un delitto "unico" che consiste nel sottrarre ad ogni critica e ad ogni difesa l'oppressione dei rimproveri di colpevolezza (qui contro i tedeschi e i loro alleati). Si fanno così diventare i tedeschi vittime a cui nemmeno è permesso di difendersi obbiettivamente. Nel mondo moderno che altrimenti permette perfino al più grande assassinio in serie una difesa davanti al tribunale questo è veramente un avvenimento "unico".

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  7. Ma le vittime ebree non meritano rispetto e riparazione?

    Ad ognuno che ha subito un torto spetta una riparazione, e ad ogni vittima d'un delitto spetta il rispetto corrispondente alla sua dignità umana. Per il revisionismo non si tratta di negare a qualcuno il torto subito, di rifiutargli il rispetto o di privarlo d'una riparazione. Per il revisionismo si tratta solo di costatare fatti storici. E se, dopo la valutazione dello stato delle prove, si stabilisce che un determinato avvenimento storico non ha provocato approssimativamente tante vittime come si è pensato finora, ciò è in primo luogo solo una costatazione storica che, presa a parte, non ha nessun effetto di nessuna specie sul destino della gente o una costatazione storica che provochi nuove vittime.

    Dalla fine della guerra la Germania ha pagato molto più di 100 miliardi di marchi in riparazioni a privati o istituti ebrei. Oltracciò furono trattate circa cinque milioni e mezzo di domande di riparazione da parte dei sopravvisuti (come si vede, molte vittime sono sopravvissute!). Richiamandosi all'imperscrittibile debito tedesco si continuano a presentare ininterrotamente richieste di riparazione ai contribuenti tedeschi con un aumento graduale proprio da qualche tempo. Si deve qui trascurare la questione se quelli che domandano ancor più soldi dopo 57 anni hanno diritto di farlo. Di gran lunga più importante è la questione sul perchè il contribuente tedesco di oggi deve trovare questi soldi. 99,9% di tutti i contribuenti tedeschi di oggi hanno al più 67 anni, e quindi avevano al più nove anni alla fine della guerra.

    Ora la domanda forse un po' provocatrice ma decisiva, cari lettori:

    Quanti ebrei avete ucciso nella vostra vita, quanti stranieri avete sfruttato come schiavi, quanti membri di minoranze avete perseguitato?

    La domanda è, se vogliamo, assurda poichè in quasi tutti i casi la risposta suonerà naturalmente: Nessuno. Perchè allora però pagate voi, come contribuenti e consumatori, miliardi su miliardi di riparazioni? Perchè vi si intima voi ad espiazione, penitenza, umiltà e rinuncia? Vi meravigliate veramente sul perchè le imposte in Germania aumentano sempre più e la disoccupazione infierisce?

    Forse vi ricordate del seguente principio, in origine cristiano, che oggi vale per tutti gli stati di diritto: Non ci può essere nessuna responsabilità di parentela e nessun debito ereditario. -Questo principio è oggi è disprezzato. Da voi, cari lettori,si incassa per il (preteso) debito dei vostri genitori, nonni, bisnonni e trisavoli!

    Ed ora, di passaggio, si faccia cenno che sarebbe interessante rintracciare quando poi potranno finalmente notificare un diritto a riparazione i molti milioni di tedeschi che furono sfruttati per anni e qualche volta per decenni come lavoratori-schiavi da francesi, olandesi, inglesi, belgi, iugoslavi, polacchi, danesi, russi, cechi...; e quando potranno farlo i dodici milioni di tedeschi dell'est espulsi dalla loro patria; e quando potranno farlo quelli che son rimasti dei tre milioni di vittime dell'espulsione; o delle 600.000 vittime degli attacchi aerei da parte degli alleati, attacchi che andavano contro ogni diritto internazionale; dei quattro/sei milioni di morti di fame del dopoguerra provocati dal blocco alimentare degli alleati, dallo smantellamento industriale e dalle condizioni nei campi di fame di Eisenhower? (Vedere su di ciò  J. Bacque)

    Non meritano tutte le vittime lo stesso rispetto e la stessa riparazione, o certi uomini valgono dunque più di altri uomini?

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  8. Chi sono i revisionisti? (o chi riesamina l'olocausto?)

    Holocaust Revisionists are not a homogenous group.

    Ci sono fra di loro ebrei (Josef G.Burg, Roger-Guy Dommergue, David Cole, Stephen Hayward), cristiani (Germar Rudolf, Michael A. Hoffman, Robert Countess), moamettani (Ibrahim Alloush, Ahmed Rami) e atei (Bradley Smith, Robert Faurisson).

    Prof. Paul Rassinier

    Paul Rassinier, Insegnante di geografia e di storia, rimase molti anni come membro della "résistance" [organizzazione dei partigiani francesi] nei campi di concentramento tedeschi. Attaccò le menzogne del suo collega di prigionia E. Kogon e d'altri, e diventò così il fondatore del revisionismo storico.

    Ci sono fra di loro perseguitati dal regime nazista ed ex-detenuti dei campi di concentramento (Paul Rassinier, Josef G. Burg), ex-soldati tedeschi (Werner Rademacher, Wilhelm Stäglich) e soldati delle forze armate alleate (Douglas Collins).

    Ci sono fra di loro professori (Prof. Robert Faurisson, Prof. Arthur R. Butz, Prof. Christian Lindtner, Prof. Costas Zaverdinos), dottori (Dr. Wilhelm Stäglich, Dr. Robert Countess, Dr. Stephen Hayward, Dr. Herbert Tiedemann), chimici diplomati, fisici ed ingegneri (Michael Gärtner, Germar Rudolf, Arnulf Neumaier, Friedrich Berg), storici (Mark Weber, Robert Countess, Carlo Mattogno), insegnanti (Jürgen Graf)...

    Ci sono fra di loro comunisti e socialisti (Paul Rassinier, Roger Garaudy), gente della sinistra moderata (Pierre Guillaume, Serge Thion), liberali (Andrew Allen, David Cole, Bradley Smith, Richard Widmann), conservatori (Germar Rudolf, Carlo Mattogno, Werner Rademacher), gente di destra (Udo Walendy, Mark Weber) e nazionalsozialisti (Ernst Zündel). (Dato che l'autore di questo scritto non è mai stato interessato a spiare politicamente i revisionisti, non si dà qui nessuna garanzia per la giustezza di questi attributi politici).

    Ci sono fra di loro francesi (Robert Faurisson, Pierre Guillaume, Roger Garaudy, Paul Rassinier, Vincent Reynouard, Jean Plantin), americani (Bradley Smith, Mark Weber, Arthur Butz, Richard Widmann, Fredrick Leuchter), tedeschi (Germar Rudolf, Werner Rademacher, Michael Gärtner, Arnulf Neumaier, Wilhelm Stäglich), svizzeri(Jürgen Graf, Arthur Vogt), italiani (Carlo Mattogno), spagnoli (Enrique Aynat), giordani (Ibrahim Alloush), marocchini (Ahmed Rami), svedesi, danesi, britannici, polacchi, russi..., per nominarne solo alcuni.

    (vedere l'indice per autori per i libri e gli articoli scritti dagli autori suddetti)

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  9. Chi sono i revisionisti? (O chi riesamina l'olocausto?)

    Dato che i revisionisti sono un gruppo straordinariamente non omogeneo (vedere domanda n° 10)

     non si può dire che cosa vogliano "i revisionisti". Ogni cliché deve perciò esser falso fin dal principio. I revisionisti sono d'accordo in linea di principio solo in una cosa: Vogliono dimostrare che le loro opinioni sono giuste, e vogliono convincere altre persone delle loro tesi. Su tutto il resto i revisionisti dissentirebbero violentamente e probabilmente senza fine, se anche solo tentassero di trovare un denominatore politico comune. È perciò falso e disonesto imputare "ai revisionisti" scopi politici unitari. Le opinioni politiche dei revisionisti sono realmente ben molteplici e diverse.

    Il cliché propagato dalle autorità e dai mezzi di comunicazione tedeschi dice invece che tutti i revisionisti sono persone d'estrema destra che vogliono riabilitare il regime nazista per insediare una nuova forma statale autoritaria di destra. Questa affermazione può essere giusta per i revisionisti che hanno preso una posizione di destra, ma che formano solo una minoranza nel cerchio dei revisionisti.

    Alcuni esempi brillanti possono illustrare la molteplicità politica dei revisionisti:

    Paul Rassinier: Che motivo politico potrebbe avere un comunista francese che, a causa della sua attività nel movimento della resistenza antitedesca, sbarcò in un campo di concentramento?

    Josef G.Burg: Che motivo politico potrebbe avere un ebreo che durante la seconda guerra mondiale soffrì sotto l'occupazione tanto tedesca che russa?

    David Cole: Che motivo potrebbe avere un giovane americano di fede ebraica che ha adottato una posizione politica liberale?

    Fredrick Leuchter: Che motivo potrebbe avere un esperto americano di tecniche d'esecuzione capitale completamente estraneo alla politica?

    Pierre Guillaume, Serge Thion: Che motivo potrebbero avere dei francesi che hanno adottato una posizione politica di sinistra ed anarchica?

    Roger Garaudy: Che motivo potrebbe avere un vecchio prominente comunista francese?

    Bradley Smith, Richard Widmann: Che motivi potrebbero avere degli americani di tendenza liberale?

    Vincent Reynouard, Jean Plantin, Germar Rudolf: Che motivi potrebbero avere dei giovani europei liberali e conservatori, che son nati nella metà degli anni 60?

    Ma l'importante non è forse a che cosa vuole arrivare un revisionista, che sia ora in modo politico o in altro modo? Su di ciò sia citato Germar Rudolf:

    "Ognuno a cui venga il sospetto che i revisionisti vogliano assolvere il nazionalsocialismo, riammettere forme di governo di destra o aiutare il nazionalismo a venir fuori di nuovo, potrei rispondere ciò che segue:

    Nella ricerca su avvenimenti storici la nostra norma suprema deve essere sempre il cercare di trovare come i fatti si siano svolti nella realtà (citazione libera dal grande storico tedesco del 19° secolo Leopold Ranke). Per lo storico, per esempio, non dovrebbe valere affatto come motivo predominante l' incolpare di delitti o il difendere da un'accusa, con le sue ricerche, Gengis Khan e le sue orde di cavalieri mongoli. Se ora però qualcuno richiedesse che alla ricerca non sia permesso difendere politicamente e moralmente Gengis Khan da una tale accusa, ciò provocherebbe tutt'al più disprezzo e derisione, come anche farebbe sorgere il rimprovero che colui che facesse tali richieste assurde sarebbe ben guidato lui stesso da motivi politici. Altrimenti non si potrebbe spiegare in nessun caso perchè qualcuno possa richiedere che la nostra immagine della storia di Gengis Khan dovrebbe essere per sempre quella che le sue vittime ed i suoi avversari hanno disegnato su di lui.

    Lo stesso vale anche per Hitler e il Terzo Reich. Ogni revisionista come ogni antirevisionista può avere l'opinione politica che vuole. Il rimprovero però che i revisionisti farebbero ciò che fanno solo per difendere da un'accusa il nazionalsocialismo, e che ciò sia riprovevole o perfino delittuoso è un bumerang: Poichè il rimprovero presuppone anzi che si guardi come poco degno di fiducia il difendere da un'accusa il nazionalsocialismo storicamente (e quindi in parte anche moralmente). Chi però presenti ciò come poco degno di fiducia confessa apertamente di non essere interessato a trovare la verità ma ad incolpare o a veder incolpato il nazionalsocialismo storicamente e moralmente. A questo scopo si possono però addurre solo motivi politici. Così si ottiene la convinzione che colui che fa ai revisionisti il rimprovero d'una strumentalizzazione politica strumentalizza lui stesso politicamente l'argomento. Non sono dunque i revisionisti stessi ad essere guidati da motivi politici, ma, con sicurezza irrefutabile, tutti coloro che rimproverano ai revisionisti di voler difendere in qualche modo da un'accusa una figura storica da gran tempo marcita, un sistema politico da gran tempo tramontato e appartenente ad un'epoca da gran tempo passata.

    In breve: Nelle nostre ricerche non ci deve interessare a quali effetti i nostri risultati potrebbero avere sul valore morale d'un politico e d'un regime defunti, ma ci debbono interessare solo i fatti. Chi pensa altrimenti non è scientifico e nessuno si dovrebbe permettere di giudicare su terze persone."

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  10. Il revisionismo (o riesame dell'olocausto) è illegale?

    Teoricamente no. La dichiarazione dei diritti dell'uomo delle Nazioni Unite, obbligatoria per la Germania, come anche la costituzione della repubblica federale tedesca garantiscono la libertà di parola e la libertà della scienza (articolo 5). A dir vero la libertà di parola è limitata da leggi, se si tratta di discorsi offensivi o di discorsi che instighino a commettere azioni delittuose. La libertà della scienza è veramente illimitata. Una dettagliata tesi di dottorato sulla "colpevolezza della negazione d'Auschwitz" (Die Strafbarkeit des Auschwitz-Leugnens), redatta ultimamente, arriva perciò anche alla conclusione che lo stesso revisionismo o riesame dell'olocausto non può essere punibile, poichè ciò violerebbe dei diritti dell'uomo fondamentali.

    In pratica il mondo ha sicuramente un'altra faccia. In realtà i revisionisti (quelli cioè che riesaminano l'olocausto) vengono condannati da circa metà degli anni 80, e in modo particolarmente severo, all'incirca dal 1995, ad alte pene pecuniarie e detentive, solo perchè non vogliono credere all'immagine prescritta dell'olocausto e innanzi tutto alle camere a gas destinate all'uccisione d'esseri umani, e perchè esprimono ciò a parole e/o nei loro scritti. Tribunali e mezzi di comunicazione ingiuriano tali scettici e tali scienziati che deviano dalla "linea del partito" come "bugiardi di Auschwitz", "negatori di Auschwitz" o "negatori dell'olocausto". (Vedere su di ciò le molte notizie nella rubrica "In breve" dei Vierteljahreshefte für freie Geschichtsforschung).

    Neo-Nazis: Alles, was rechts ist!

    Lettera del pubblico ministero di Chemnitz: Nazisti sono tutti quelli che sono di destra. E siccome, come tutti sanno, una metà è a sinistra e l'altra metà a destra del centro, secondo una costatazione ufficiale 50% di tutti i tedeschi sono neonazisti (cliccare per ingrandire)

    Fondamento di ciò è innanzi tutto il paragrafo 130 del codice penale tedesco, contrario ai diritti dell'uomo e alla costituzione, che minaccia, nell'articolo 3, di reclusione fino a cinque anni la "negazione" degli assassini di popolazione commessi dal nazionalsocialismo. "Negazione" significa: "asserire in malafede la falsità". Viene anche insinuato che tutti sono convinti della verità dell'immagine storica prescritta e che quanti esprimano dubbi o perfino opinioni contrarie, mentono coscientemente con intenzione cattiva, il che significa con intenzione criminale, oppure hanno disturbi mentali. Presentare davanti al tribunale prove di dubbi sull'immagine storica prescritta è parimenti vietato con minacce penali nelle sale dei tribunali tedeschi. Bel "Mondo Nuovo"!

    Dunque non è illegale il revisionismo (o riesame dell'olocausto), ma il modo di procedere della giustizia tedesca. Purtroppo quest'ultima ha il potere. (Cose analoghe valgono per l'Austria e la Svizzera.)

    Da circa dieci anni vengono di nuovo anche bruciati in modo intensivo libri, innanzi tutto -ma non soltato- di revisionisti, e annualmente in Germania sono condannati per reato perseguibile penalmente circa 15.000 persone a causa di "delitti mentali". (Vedere su di ciò un articolo riassuntivo sulla censura in Germania).

    Quanto seria è la cosa lo mostra il documento qui sopra a destra. I mezzi di comunicazione e le autorità tedesche qualificano oggi indistintamente come "persone di destra", "radicali di destra", "persone d'estrema destra" e "neonazisti" tutto ciò che è da classificare come a destra del centro politico, dunque anche semplici conservatori e patriotti. Non si fa più nessuna differenza già da molto tempo. Seduce esser d'accordo nella persecuzione di neonazisti, che son rappresentati dai mezzi di comunicazione come persone orribili e brutali. Pensate però: chi è d'accordo con leggerezza che si possano perseguitare penalmente dei neonazisti solo a causa del fatto che la loro opinione devi dalla "linea del partito", non si può poi lamentare se già domani lui stesso sarà scoperto e perseguitato come neonazista, per esempio solo perchè un vicino lo ha visto per caso sventolare una bandiera tedesca o lo ha sentito cantare l'inno nazionale! È perciò dovere d'ogni democratico protestare e combattere contro la persecuzione di dissidenti. Ciò vale non solo se questa persecuzione risulta da una dittatura, ma anche se essa proviene da una democrazia di uno stato di diritto.

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  11. Dove posso apprendere altro sul revisionismo (o riesame dell'olocausto)?

    Il sito migliore, più veloce e meno caro per questo scopo è l'internet, e qui, per lettori di lingua tedesca, specialmente il sito web http://www.codoh.com/, http://www.ihr.org/, http://www.vho.org/. Se il vostro "provider" di servizi dovesse aver sbarrato questa pagina (il che dimostra che in Germania c'è la censura) potete però raggiungere questa stessa pagina approfittando dell'aiuto gratuito di http://www.anonymizer.com/

    Questo sito web rende impossibile alle vostre società di servizi il riconoscere che contenuto è trasmesso al vostro computer.

    Sul sito web http://www.vho.org/, si trovano a vostra disposizione quasi tutti gli scritti revisionisti, o direttamente o però almeno via collegamenti ad altre pagine. Su ogni pagina di questo sito si trova nella lista dei menù una scritta "Index" su cui trovare indici di nomi, di lingue (language) e di temi (subjects).

    Come scritti introduttori si possono raccomandare specialmente:

    Per chi ha fatto qualche progresso si raccomanda

    Al lettore interessato alle novità pubblicate regolarmente sul revisionismo raccomandiamo:

    Gli scritti in grassetto possono essere ordinati "online" al sito www.vho.org/store. Possiamo però farvi arrivare un opuscolo gratuito con gli scritti da noi distribuiti, da cui potete poi ordinare. Mandate per favore le vostre ordinazioni a:

    Europe: Castle Hill Publishers, PO Box 118, Hastings TN34 3ZQ
    Email: chporder@vho.org; Fax: 0044-8701-387263

    USA: PO Box 257768, Chicago, IL 60625, USA
    Email: order@tadp.org; Fax: 1(773) 409-5570

    Troverete altri siti web revisionisti sul nostro Link Site, dove si possono anche trovare rimandi a pagine che sono di tendenza ostile al revisionismo.

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